Phuket: ecco perché la amo [racconti del mio viaggio Thai]

Phuket: 9.200 chilometri da casa mia.

Ci rimango male quando realizzo di essere così lontana da tutto quello che sono: sto cercando sulle mappe del cellulare il posto dove c’è lo Tsunami Memorial di Phuket (che devo assolutamente trovare e vedere se no muoio) ma mi si apre la mappa di Verona.

Minchia, 9.200 chilometri da casa mia.

Il gps non si aggiorna, rimane su Verona. Tiro fuori dal mio zaino la cartina, quella che apri bene, trovi quello che devi trovare e poi non ci arrivi comunque perché ora che ti sei azzardato ad aprirla passi la giornata a richiuderla.

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Lo Tsunami Memorial è questo e ci troviamo a Kamala beach. Io e Francesco – mio amico e compagno di viaggio- dobbiamo proseguire verso la parte nord dell’isola, perché io dopo aver visto questo monumento -se no muoio- voglio anche vedere la spiaggia che ho scoperto guardando fuori dal finestrino mentre atterravamo a Phuket, sennò muoio.

Ritorniamo alla macchina, ci sono quei 33 gradi a farti compagnia e sono già le tre del pomeriggio quando una pizzeria italiana ci spunta davanti.

Lo sapete già, no? Voglio una pizza adesso se no la mia vita non procede bene.

Capitemi, non voglio passare per la classica turista italiana ma dopo 8 giorni di cibo thai io non ce la faccio più, ho bisogno di quel carboidrato con mozzarella e pomodoro che mamma mia se ci penso già sento il sapore che si sprigiona in bocca.

Finisce poi che ci aggiungiamo una bella bibita fresca, e poi il proprietario è italiano, e poi due chiacchere perché lui è davvero simpatico, e poi che non te lo pigli il caffè?

Quando mi ricordo che non siamo a Napoli ma siamo a Phuket e tecnicamente è inverno quindi c’è un tramonto pazzesco alle 18:30 e poi di solito piove (e a Phuket piove seriamente), dico a Francesco di sgommare via da quel bellissimo luogo di perdizione che è la pizzeria perché dobbiamo ancora raggiungere quella spiaggia là, quella dell’atterraggio.

Signore e Signori, si chiama Mai Khao.

La spiaggia è una lunghissima distesa di sabbia ed è famosa perché:

  • ci vanno le tartarughe a depositare le uova
  • è selvaggia

Io aggiungo:

  • aeroporto con aerei che ti passano sulla testa con vista degna di  S. Marteen o Skiathos.

 

Quando arrivi trovi esattamente il paradiso che vuoi trovare e, mentre parcheggiamo l’auto, vediamo una zona dove qualcuno ha buttato via delle casette degli spiriti e dove ci saremmo tanto voluti fermare per ammirarle.

Non ci siamo fermati perché dopo tutto quel tempo in auto volevamo solo scorrazzare per la spiaggia.

Perché gettare delle casette degli spiriti?

Forse l’arredamento non era gradito ai suoi occupanti?

Oppure qualche spirito guardiano ha fatto arrabbiare?

Le casette degli spiriti sono dei veri e propri piccoli appartamenti per, appunto, gli spiriti in Thailandia.

Perché nella vita le persone hanno già i propri casini, giusto?

Allora perché farsi creare dei problemi anche dagli spiriti? I thai risolvono il problema creando per gli spiriti (anzi, per essere precisi gli spiriti guardiani) delle vere e proprie casette arredate che mettono fuori dalla propria abitazione. Tutti ce l’hanno e ho notato che anche chi vive in una bettola ha una casetta degli spiriti bellissima. Alcune hanno anche le lucine e vengono offerti agli spiriti un sacco di cose come per esempio le bevande -cannuccia inclusa-.

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Attenzione, vengo a sapere inoltre che le casette degli spiriti non possono essere piazzate a casaccio: vanno messe ad altezza superiore allo sguardo, possibilmente puntate a nord o sud, vanno erette solo in certi giorni (secondo il calendario astrologico), devono guardare dall’altro lato della casa (…) insomma ci vorrebbe un articolo che parlasse solo di casette. In ogni caso io le trovo qualcosa di curioso e bello.

Bella in Thailandia la vita degli spiriti!

Mentre la mia mente viaggia pensando alle casette, sto già correndo sulla sabbia per raggiungere la testata pista dell’aeroporto e poi via a fotografare qualche aereo, e poi i piedi nell’acqua, e poi vedo quell’altalena.

Devo salire sull’altalena.

Questo è il problema che mi è nato a Phuket: non posso rilassarmi un attimo perché mi innamoro di ogni cosa, e ogni cosa come una bambina che vede quant’è bello il mondo io voglio tutto.

E’ un amore vero, un amore che non cerchi ma arriva e non puoi più far finta di nulla. Più lo ignori e più è presente nel tuo cuore e si dimena.

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L’odore del mare, il rumore delle onde, il freddo che ti prende quando entri nel 7Eleven, i tramonti di Karon beach cosparsi di lanterne cinesi lanciate dalle coppie in riva al mare, i piedi scalzi che dopo mesi di voli e corridoi d’aeroplano ora affondano in quella sabbia impalpabile, quella appagante sensazione di libertà, i cocchi aperti e bevuti per strada, il cibo da strada, le bancarelle che vendono pantaloni bracaloni con disegnati gli elefanti, le aragoste pescate dai locali che sono piene di colori (e che io non ho avuto coraggio di mangiare), i sorrisi della gente, la semplicità, la sensazione di aver tutto dalla vita, di bastarsi, di non volere altro.

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Phuket è un’isola nel sud della Thailandia facilmente raggiungibile prendendo un volo da Bangkok o direttamente con un volo intercontinentale (io sono arrivata con Air Asia da Bangkok e ripartita direzione Dubai con Emirates).

E’ un isola che il turismo lo vive ( e lo vive alla grande) nella parte sud. Praticamente tutto il mondo alloggia a Patong che è una specie di Khao san Road di Bangkok mischiata a Riccione a ferragosto. E’ un bellissimo delirio. Ci sono tanti italiani, tanti locali dove far serata e tanti ping pong show.

No, non sono stata al ping pong show.

Phuket è ricca di vegetazione, piove spesso ma non importa perché alla fine fa così caldo e sei sempre sporco quindi cambia poco. I tramonti lasciano senza fiato, sopratutto quando sta per salire il temporale quindi poi corri letteralmente via dalla spiaggia come un cretino.

Io per far la noiosa di turno ho preferito scegliere una zona più tranquilla dove dormire, chiamata Karon. Mi sono fatta suggerire dall’istinto perché -attenzione-  non sapevo nulla prima di partire.

Avevo solo visto dei Vlog di alcuni Vlogger e letto due cose su internet.

Fine, mi basta.

Mi era salita la pelle d’oca a vedere certi luoghi, mi erano uscite due lacrime dall’emozione vedendo la gente che nei video si lanciava da quei barconi in acqua con la Gopro e quindi ho pensato che fosse una motivazione sufficiente per attraversare mezzo mondo e arrivare là.

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E’ un’ isola (ho pensato), non ti puoi sbagliare.

Quindi, dicevo, alla fine l’unica cosa programmata era l’hotel, un piccolo resort pagato 20 euro a notte a camera molto carino a cui non mancava nulla – piscina esterna inclusa.

Vi suggerisco se avete intenzione di stare più giorni a Phuket di trascorrere qualche giornata facendo escursioni in barca -dove potete rientrare la sera- fuori sulle altre isole, ci sono luoghi splendidi tipo le Similan o le famose Phi Phi dove si può passare una giornata incantevole però -però, purtroppo –  sono sature di turismo, del tipo che ti spingi con l’altra gente per fare una foto (io non ci sono stata ma ho questo ricordo dei barconi da turismo di massa da certe escursioni in Grecia)  quindi l’alternativa ancora più bella c’è e ne parlerò nel prossimo articolo  (non vedo l’ora di raccontarvela in effetti) .

La sera dopo la nostra gita al nord arrivo nella mia stanza che ha una bellissima porta finestra sull’esterno, saluto i geki nella stanza, prendo la mia ciabatta per attaccare il Macbook, la Gopro, il cellulare, il power bank e faccio un’accozzaglia di fili per riuscire a mettere tutto sotto carica e scaricare tutti i video della giornata. Mentre mi lamento del livello di sporcizia che ho raggiunto durante la giornata (che bella la Thailandia, non c’è un momento dove ti senti pulito) penso che non sono una travel blogger, non sono una videomaker, non sono una storyteller. E invece ho voglia di farlo e lo faccio.

Oggi mi corico a 9.200 chilometri da casa mia e sono felice. A mezzanotte mi accorgo che si vede bene la costellazione di orione. Telefono in camera a Francesco e gli dico che dobbiamo tornare in spiaggia a far foto alle stelle, e lui (pazzo) mi da ascolto e mi accompagna.

Al ritorno dalla spiaggia ci sono degli ubriachi in un locale che cantano al karaoke della roba improponibile ed un cane randagio che, stanco di sentir stonare la gente, ci segue.

Ci sono due fidanzati tedeschi che litigano fuori dal locale. Mi fa male vederli litigare perché mi viene in mente tutto il dolore che mi hanno fatto alcune persone negli ultimi anni. Poi però vedo la cosa con un certo distacco, come se fosse tutto parte di qualcosa lontana e sfocata che non mi appartiene più. Come se quell’isola in qualche modo avesse deciso di sanare finalmente i conti con le mie eterne ferite di solitudine.

Siamo soli nella notte per la strada di Karon dunque.

Io, Francesco e il cane randagio. Ci sono le stelle, mangiamo qualche caramella all’uva comprata al combini.

Non so che ore sono, non so che giorno è, il mio ex non mi manca più, anziché essere turbata dai dolori dell’umanità ora mi sento esplodere il cuore di gratitudine.

Sono in giro in ciabatte, struccata e spettinata.

Il cane solitario scodinzola e si fa tutta la strada con noi.

E’ fatta, oggi a Phuket penso di aver imparato cos’è la felicità.

Guarda il video del mio primo viaggio in Thailandia!

 

Lasciati ispirare dal video che ho girato in Thailandia

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Ciao, sono Giulietta! Assistente di Volo, Blogger e Travel Vlogger, amo scrivere della mia professione, aiutare le persone a far decollare la propria carriera come Assistente di Volo e creo video delle mie avventure di viaggio. Amo la Thailandia, i gatti e collezionare momenti di vita incredibili!

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