Francesca sogna e vola oltre le nubi. Il primo volo sull'A380 ai confini del mondo.

Mi sveglio con un solo pensiero: ma chi diavolo me l’ha fatto fare.

La mia faccia assume l’espressione della faccina di whatsapp, quella con le due manine ai lati e la bocca spalancata o, se volete essere più intellettuali, come l’urlo di Munch.

Oggi non é un giorno come tutti gli altri. Oggi parto per la Cina. Si, la Cina, quel bellissimo ed affascinante paese quasi dall’altra parte del mondo e con gli omini dagli occhi a mandorla.

Ma c’e un problema. Ho solo 12 anni, so a malapena le tabelline a memoria e direi che catapultarmi dall’altra parte del mondo per un mese intero non è consigliabile.

Non che non mi piaccia viaggiare eh, anzi io amo viaggiare ed é il mio quinto viaggio intercontinentale (di cui il secondo in Cina), è che non so, tutto questo cambiamento mi spaventa.

Pensando quindi ad un piano di fuga mi dirigo in bagno e mia mamma vede la mia faccia perplessa e mi domanda:

-Francesca, sei sicura di voler partire?-

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-No mamma- penso io- non sono sicura. Ma so per certo che non ti farebbe molto piacere sapere che non sono certa di partire, visto che potrei mandare all’aria un viaggio di un mese intero, progettato da tempo e tutto ovviamente pagato, per un mio capriccio. E sono sicura che se ti dico di no mi tireresti dietro tante di quelle belle parole che “quinonpossoriportare”.

-Si mamma, ovvio che voglio partire!-

Ok, fatto. Mi sono vestita. Vado in cucina. No, quando sono ansiosa non riesco a mangiare, fanculo alla colazione. Mi metto a girare per casa come una trottola, ricontrollo cento volte che abbia messo tutto in valigia (scoprendo poi di aver dimenticato i compiti delle vacanze: “pace” mi son detta, “mezzo chilo di libri in meno sulla schiena di una piccola bambina globetrotter”)

Il taxi è arrivato. Saluto casa. Saluto i miei peluche uno a uno. Sono troppo nostalgica. Prendo il mio zainetto e via, pronta per una nuova avventura.

Dopo circa un’oretta arriviamo a Malpensa. Ecco i banchi del check-in. Emirates. Il viaggio comprende: volo Milano-Dubai su un Boeing 777 o giù di lì, sosta di 3 ore all’aeroporto di Dubai e poi viene il bello: volo inaugurale Dubai-Pechino sul nuovissimo A380, viaggio scelto accuratamente da me per salire su quell’aereo. Proprio quello, il re dei cieli. Il tutto in business class. A me sarebbe bastato anche un vano cargo, ma mio padre mi ha detto che alla sua veneranda età certe cose non sono più consentite.

Ok, check in fatto. Dirigiamoci ai controlli. C’é una fila immensa di persone che sta in silenzio, tira trolley e butta bottigliette di acqua e succhi nei cestini stracolmi. Poi c’è lui. Il bambino che piange. Lo odio. Divento isterica con i bambini frignoni. É più forte di me, mi spiace, ma io quell’urlo a metà fra un soprano stonato e una sirena non lo posso sentire. E lì di bambini che piangono ce ne sono tanti, troppi. Tiratemi fuori da lì, ora, subito,immediatamente.

Dopo essere suonata un paio di volte ai controlli, essere stata ispezionata da cima a fondo e dopo che gli agenti hanno capito che una mitraglietta portatile sarebbe più pesante di me, passo i controlli, attraversiamo l’aeroporto (con il mio fidato zainetto in spalle) entriamo nella lounge. Qui posso finalmente mangiare -dove mi guardavano tutti perché si stupiscono che in un corpicino così piccolo possa starci così tanto cibo- e saluto per l’ultima volta i miei amici. Non che io a 12 anni ne abbia tanti, però ci tengo a queste cose.

Dopo mezz’oretta vedo sul monitor il numero del volo e di fianco la scritta “now boarding-first and bussines class priority”. Andiamo, let’s go.

Dirigendoci al gate vedo lui, quel mostro di acciaio tutto bianco che superando le leggi della fisica riesce a volare, il mio amore segreto. “Ecco perché sono partita”, mi dico.

Attraversato il finger che dall’aeroporto ci conduce all’aeromobile, ecco che ho davanti il possente portellone e due a/v tutte pettinate, truccate, con la divisa e il cappellino con il veletto per cui impazzisco e con un sorriso stupendo.

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Ormai mi muovo quasi meccanicamente. Mi siedo sulla poltrona, zainetto sotto al sedile di fronte, spengo telefono, allaccio la cintura e mi godo la prima parte del viaggio.

Arriva uno steward che mi blatera qualcosa in inglese-all’epoca sapevo dire solo: what’s your name con un accento penoso- ma siccome ha un vassoio con davanti dei calici gli sorrido e ne prendo uno. Lo assaggio. Non è champagne, ho azzeccato quello giusto.

Ok, abbiamo imbarcato tutti. Ecco, si muove, ci siamo. Una serie di rumori meccanici ci accompagnano verso la pista. Arrivati lì sento il rumore che ogni volta mi fa emozionare. Quel “wuuu, wuuuu, wuuuuuuuuuu” che fanno i motori, un rumore pieno, sordo, e poi quella spinta all’indietro che alcuni fa tremare e altri fa sognare, io appartengo alla seconda categoria. E poi sento che l’aereo non fa più quei rumorini del tipo “carro armato sulle strade di Kabul”, si stacca da terra e prende il volo. Ci siamo, sono in paradiso.

Dopo circa un’oretta iniziano a servire il pranzo e io mi ritrovo un’adorabile mousse con una faccina al cioccolato disegnata sopra. Che cosa tenera.

Poi i miei genitori mi sforzano a dormire. Io vorrei esplorare da cima a fondo il mio amico B777, ma ho anche sonno, quindi mi addormento. Dopo non so quanto tempo mi sveglio e dal mio sedile vedo due assistenti di volo seduti su quei così che solo adesso ho realizzato chiamarsi jumpseat. Stanno parlando tra di loro, ma una di loro mi vede e mi sorride. É stato uno dei momenti migliori del viaggio. Quel sorriso così pacifico come per dire: vedi, anche se sono stanca io faccio ciò che mi piace e sorrido ai miei ospiti, perché sono nel mio paradiso e nessuno mi può rattristare.

Dopo circa un’oretta inizia la discesa.

É piena notte a Dubai.

Dopo l’atterraggio arriviamo in aeroporto. Facciamo di nuovo i controlli di sicurezza -perché, spiegatemi perché-  e arriviamo alla lounge. Mi rifocillo di ogni ben di Dio (o di Allah, come preferite) e passo lì 3 orette.

E poi ecco il momento più atteso.

Andiamo al gate ed eccolo. L’amore mio. L’aereo più grande del mondo, che col suo muso imponente mi guarda e mi dice: sali a bordo, ti porto io oltre le nubi.

Prendo l’ascensore e un’addetta mi blatera qualcosa in inglese. Non capisco. Allora un brutto signore coi baffi e tutto frettoloso sbuffa e dice qualcosa nella sua lingua e schiaccia il pulsante con scritto il numero 2. Ecco cosa dovevo fare, schiacciare il pulsante. Ma tu signore calmati, ho 12 anni, sono italiana, parlo pochissimo l’inglese e vorrei che mi spiegassi che fretta hai. Goditi il momento dell’imbarco, guarda le luci della notte, guarda l’imponenza dell’aereo. Antipatico.

Risalgo su un aereo. Il secondo nel giro di 9 ore. Sono le 3 di notte. Più stordita che in palla mi trovo circondata da gente che con addirittura delle cineprese filma l’interno dell’aereo. Io lo ammiro e basta.

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Poi il decollo. Mi chiedo come possa decollare. Eppure vola. Vedo delle hostess tutte indaffarate, io sono seduta e le invidio. Però le adoro anche. Così perfette, mai stanche, con la giacca, la gonna, i tacchi, il cappellino e lo chignon, si muovo sull’aereo come se non facessero altro dalla nascita, su e giù per i corridoi e i sorrisi sulle labbra di rosso pitturate. Fantastiche.

Mi addormento e mi risveglio che dopo poco saremmo dovuti atterrare. La favola é finita.

Dopo questo viaggio ho imparato che volare era la cosa che più desideravo e voglio tutt’ora fare, e per me ogni viaggio in aereo é una festa. Solo lassù, nel cielo che più azzurro non si può trovo il mio angolino di paradiso.

Vedete com’è strana la vita? Ci sono persone che per essere felici nella vita vogliono diventare modelle, imprenditori famosi o calciatori strapagati. A me invece basta volare!

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maditerraodivolo

Ciao, sono Giulietta! Assistente di Volo, Blogger e Travel Vlogger, amo scrivere della mia professione, aiutare le persone a far decollare la propria carriera come Assistente di Volo e creo video delle mie avventure di viaggio. Amo la Thailandia, i gatti e collezionare momenti di vita incredibili!

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