La quiete e la tempesta. I racconti dal diario di Francesco, il nostro blogger passeggero!

Hannah  Kenneth celebrate A Midsummer Nights Dream with British Airways

Sono sul pullman che percorre il tratto autostradale fra la città e l’aeroporto. Temevo di arrivare all’ultimo minuto ma vedo già in lontananza la torre di controllo e questo mi conferma che non ho bisogno di correre. Dal fresco dell’aria condizionata del bus passo al caldo esterno e quindi, pochi istanti dopo, nuovamente al fresco ovattato dell’aerostazione. Non è certo l’ideale per la salute, ma questo repentino valzer di temperature costituisce comunque una sensazione stravagante e piacevole. La coda ai controlli di sicurezza è piuttosto breve e la poca gente in fila mi permette, mentre posiziono la valigia sul nastro di gomma scura, di rivolgere facilmente lo sguardo nella cosiddetta area sterile. Per coloro che non lo sapessero, la bizzarra dizione di area sterile non ha nulla a che vedere con camici, guanti e mascherine antibatteriche né tanto meno con rischiose patologie: si tratta semplicemente dello spazio aeroportuale accessibile a chi è in possesso di una carta d’imbarco, ovvero – per approdare a termini ancora più efficaci – né più né meno che tutto ciò che sta oltre i metal detector.

Rimessi al giusto posto chiavi, orologio, cellulare e – ovviamente – cintura dei pantaloni, anche per me scatta la mossa automatica a cui nessun passeggero si sottrae una volta superati i controlli. È pressoché una legge della natura: dopo il metal detector qualunque viaggiatore in partenza – nessuno escluso – alza lo sguardo in cerca un monitor o un display dove riscontrare il gate e l’orario effettivo della propria partenza.

Il mio volo è in orario e l’uscita – dove parecchie persone sono già in attesa – è la più vicina. Sistemo il trolley accanto a me e alzo nuovamente lo sguardo. Avete presente quelle situazioni in cui si strabuzzano gli occhi, nelle quali si crede di aver visto proprio male, in cui quasi ci si domanda «Sogno o son desto?» e si cerca una conferma perché proprio non può essere vero ciò che si è appena visto? Ecco, questo è esattamente ciò che mi accade: sul display la partenza del volo risulta improvvisamente ritardata di quattro ore! Si solleva un coro di «Noooo» fra tutti i passeggeri in attesa e inizia la sequenza di «Dovevo fare questo…dovevo fare quello…e adesso come faccio a?…». Da tasche e borse saltano fuori come molle cellulari di vecchia e nuova generazione per avvisare fidanzate, mariti, amici, parenti e affini di ogni tipo. Numerose mani chiuse a pugno o lasciate interamente aperte vengono sofficemente battute sulle gambe in segno di stizza. Subito si cerca una figura ufficiale verso cui indirizzare l’irritazione: «Ma possibile che non c’è nessuno?…Io pago il biglietto anche per avere assistenza!…Dov’è il caposcalo?»

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Pochi minuti dopo si manifesta un addetto aeroportuale che con passo veloce e sguardo basso prende rapidamente posto dietro il banco e inizia a smanettare sulla tastiera del terminale video con un’espressione imperturbabile e distaccata tanto gracile quanto irreale. L’uomo è subito accerchiato da un nugolo di persone che chiedono spiegazioni. Il velivolo previsto per la tratta non è atterrato a causa di raffiche di vento e il comandante ha preferito dirigersi verso un altro aeroporto. Le quattro ore di ritardo appena inserite sono il tempo stimato perché l’aereo si rialzi in volo e torni a prenderci. Le spiegazioni dell’assistente di terra non servono minimamente a stemperare il furore di tanti. In parecchi elencano la lista di appuntamenti saltati e alzano la voce minacciando denuncie contro chiunque: dalla società di gestione dell’aeroporto alla compagnia aerea sino al pilota responsabile della manovra. Accanto a costoro si crea subito il gruppetto di chi chiede rimborsi di vario tipo: dal panino al pasto completo, dalle ore di lavoro perse sino al prezzo del biglietto a tariffa da top class. E non mancano le categorie di chi, altezzoso, dichiara che con la tale compagnia mai ha volato prima e mai volerà dopo, che gliel’avevano detto che non c’era da fidarsi e che ha sbagliato a non dare ascolto a questi suggerimenti ora improvvisamente rivelatisi di estrema saggezza. È singolare come in queste circostanze le pseudo-amicizie che si formano fra sconosciuti siano più veloci di una richiesta inviata e accettata su Facebook. Gente che magari provava tra loro un’epidermica antipatia fino a pochi minuti prima si ritrova adesso perfettamente accomunata e allineata a protestare, minacciare, condividere. Inizia la girandola di quelli che approfittano della situazione per sfoderare esperienze da globetrotter tanto ostentate quanto sospette: «Mi ricordo una volta all’aeroporto di Atlanta…di Amsterdam…di Bassano del Grappa…»

Ovviamente è anche colpa del Governo, reo di disinteressarsi dei soprusi praticati dalle compagnie aeree che «Fanno quello che vogliono».

L’atmosfera è piuttosto caotica, c’è gente che si agita, che sbuffa, che evidenzia nervosismo, che sfoglia a blocchi le pagine di una rivista.

Mi allontano un po’. A braccia conserte lascio alle mie spalle il gruppo di passeggeri contrariati. È proprio in quel momento che, a poca distanza, mi accorgo di due ragazzi, un uomo e una donna poco più che ventenni che avevo prima intravisto vicino al gate e che poi non avevo più avuto sott’occhio. Mi offrono uno spettacolo straordinario per il fortissimo contrasto con la scena da cui mi sono appena defilato. Insieme, in perfetta sintonia, i due giovani hanno splendidamente pensato di adoperare il tempo del ritardo per appartarsi e ripassare insieme i loro esercizi di danza classica. Si affiancano silenziosi, si piegano all’indietro, poi in avanti, allungano le gambe sul pavimento. Sono effettivamente lontani dalla vista dei più ma io mi piazzo in una posizione in cui riesco a vedere contemporaneamente loro due e – appena un soffio più in là – la folla che continua a sbraitare. La quiete e la tempesta nella medesima sala d’aeroporto. Meraviglioso!

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E a proposito di danza e aeroporti.. Vi piacciono i flash mob? Guardate qua il mio preferito girato a DUBAI!

 

 

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