Ma Corridoio o Finestrino? Roba da passeggeri!

Ringrazio Giulietta per aver accolto l’idea di una rubrica dedicata al passeggero in volo.

Io sono Francesco e da alcuni anni mi ritrovo con relativa frequenza fra un’ala e l’altra. Numerosi viaggi in aereo mi hanno permesso di guardare meglio i dettagli di ciò che accade a bordo e negli aeroporti, di entrare a più stretto contatto con questo mondo attraversato da una moltitudine di storie, colori ed emozioni. E sarò contento, un topic dopo l’altro, di raccontarvi aneddoti e pensieri che andranno a confrontarsi con quelli di chi a bordo ci lavora e con voi tutti che seguite il blog.

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Il titolo della rubrica mi dà lo spunto per esordire proprio partendo dalla celebre domanda che prima dell’avvento dei web check-in era rivolta ad ogni passeggero prossimo a salire a bordo. «Preferisce finestrino o corridoio?» chiedeva l’assistente di terra tenendo lo sguardo su un monitor a fosfori rigorosamente verdi. A volte, soprattutto se i posti da assegnare erano ormai pochi, mi è capitato di assistere a vere e proprie trattative:  «Corridoio» diceva la persona in fila al banco davanti a me.

«Lato Corridoio sono disponibili soltanto posti dalla fila 28 in poi» rispondeva l’assistente con gli occhi perennemente fissi sul monitor. «Nooo…così in fondo no…Davanti non c’è proprio nulla?» «Davanti c’è un posto sull’uscita d’emergenza. Poi è tutto pieno.» e a questo punto, di solito, l’assistente rivolgeva lo sguardo al passeggero per coglierne l’aria di rassegnazione o prepararsi a un rilancio del negoziato. «No, per carità…l’uscita di sicurezza proprio no…» «Allora ho solo finestrini. Le va bene il 7A?» cercava di tagliare corto l’addetta che in quell’utilizzo del verbo avere in prima persona sembrava indicare una sottile forma di potere decisionale. Attimo di silenzio, espressione arrendevole e mormorio convertito in uno stentato «Va bene» con annesso rientro dei documenti in portafogli.

Era questo l’istante in cui coglievo lo sguardo perso nel vuoto del passeggero che si girava in direzione del gate e, allo stesso momento, l’assistente che gli lanciava un’occhiata alle spalle traducibile pressappoco in «Finalmente l’hai capito che c’è poco da scegliere se ti presenti a dieci minuti dalla chiusura del volo!»

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Le procedure on-line hanno ridotto parecchio questi dialoghi, e il posto si seleziona cliccando sulla mappa dell’aereo. Ma l’opzione tra finestrino e corridoio (il sedile centrale ha davvero scarso appeal) rimane ancora un elemento caratteristico di tanti passeggeri, un qualcosa che non si sceglie casualmente ma che è frutto di radicate convinzioni.

Io, lo dichiaro immediatamente, sono un affezionato del finestrino, tanto che lo avevo indicato tra le preferenze di una vecchia fidelity card. Quando posso mi piazzo sempre accanto “al vetro” per il piacere di guardare tutto ciò che succede appena fuori, di fianco o di sotto, tanto più che questo si abbina con la mia predilezione per la fotografia. A ridosso del finestrino ho ripetutamente goduto degli spettacoli di altri aerei che volavano lontani verso chissà quali mete, di splendidi panorami della natura sottostante nelle giornate di cielo limpido, di paesaggi notturni resi incantevoli dall’illuminazione, di tappeti di nuvole impenetrabili, di gocce di pioggia che deformano la realtà, di suggestive luci aeroportuali, di sconfinate distese di acqua blu. Stare accanto al finestrino mi ha permesso davvero di essere con la testa fra le nuvole rincorrendo i pensieri ispirati dalla vista dall’alto. E alle volte mi sono così immedesimato in questi sogni ad occhi aperti da utilizzare l’incavo del finestrino per…appisolarmi! Sì, è vero, il posto dal lato finestrino è scocciante quando occorre andare alla toilette, ma lo spettacolo che spesso si manifesta fuori vale la pena di qualche contorsionismo per raggiungere il corridoio (sempre ammesso che davvero non si riesca ad aspettare un più comodo water “terreno”).

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Un pizzico di paura del volo è pressoché insita in ogni passeggero e mi è capitato di sentire viaggiatori che preferiscono il finestrino perché – dicono – più facilitati a scappare via dal velivolo in caso di emergenza. La cosa bizzarra è che, per la medesima motivazione, c’è chi invece sceglie fermamente il posto in prossimità del corridoio.

Non so davvero come stiano le cose né se c’è un effettivo fondamento in queste logiche. Io continuo a preferire il finestrino. Anzi, in uno degli ultimi voli l’assegnazione casuale del posto mi aveva dato un 15B, ovvero un malinconico sedile centrale. A fianco a me, man mano che si completava l’imbarco, il posto finestrino rimaneva vuoto, laconicamente vuoto, tanto che iniziavo a sperare che non si presentasse nessuno a reclamare quel posto e potere quindi scivolare subito di fianco. Ma la delusione si paventa sotto forma di un omone barbuto che con il dito indice proteso verso il sedile mi dice «Io sono 15A». Sto per alzarmi e farlo passare, quando aggiunge «Guardi, se per lei non è un problema, mi basta che si sposti a sinistra e io mi siederò al centro». Lo guardo con un’espressione di soffocata contentezza e mi limito ad un impassibile «Sì, va bene, per me fa lo stesso, si figuri». Ma solo io so come mi sentivo ridere dentro.

Buon viaggio a tutti! Francesco

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