Io ballo da sola

Io ballo da sola quando c’è turbolenza. La cabina ha il soffitto basso, quindi alzando le braccia percorro il corridoio per andare a sedermi, controllando che tutti mettano la cintura di sicurezza.

Una volta seduta, guardo l’orologio. Ho 40 minuti secchi prima che l’aereo tocchi suolo in territorio estero, devo ancora iniziare il servizio e fuori già si è fatta sera. Vedo scorrere sotto le lucine dei paeselli francesi dopo le Alpi, e allungando il collo verso il finestrino del passeggero a mio lato, immagino e penso. Dalla mia “seduta”, quella della hostess, ovviamente non vedo niente. Se non una grossa maniglia rossa con scritto “tira qua tira là”, oppure posso guardare di fronte a me lo spettacolo di 20 facce che mi guardano perplesse e tenendosi saldi ai braccioli si chiedono se “è normale che balli così, questo piccolo aereo”.“Ciccio” penso, “questo piccolo aereo come lo chiami tu, ha visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare. Ci siano atterrati in mezzo al deserto una volta con una pista nemmeno segnata sulle cartine, roba che J.J Abrams ci ha preso lo spunto per girare Lost. E questa è solo una volta. Ce ne ho mille da raccontarti, Ciccio.”

35 minuti all’atterraggio. Mi sono rotta le scatole di stare seduta ad aspettare, quindi chiamo i piloti:

“E’ una cosa lunga?”

“No.”

Bene, allora mi alzo e vado a preparare il galley. Mi presento per chi ancora non mi conoscesse. Sono Giulietta e lavoro su un piccolo aereo che porta non più di 30 persone. Sono sola a bordo. Ci sono i piloti, i passeggeri ed io. Anni fa ho iniziato sul 767 e attraversavo gli oceani. Ricordo ancora perfettamente il servizio di bordo: 10 assistenti di volo si dimenavano tra i corridoi in una danza complessa sfornando pranzetti scongelati e arrivando a fine servizio sfiniti e sudati. Per imparare la sequenza, servivano complessi esercizi simulando un finto aereo in casa di qualche compagno di corso dove uno, munito di manuale commerciale, dava indicazioni e gli altri eseguivano. Ci ho capito più di meccanica quantistica che logica sui servizi di bordo sul lungo raggio.

Oggi invece faccio tutto io! Ho 30 minuti rimasti perchè mi sono messa a fantasticare sul passato. Poi si atterra. Ma perchè fantastico così tanto? Ma è ovvio, è perchè a bordo mi sento sola e io sono una chiaccherona. Il carrellino è pronto, lo porto alla prima fila, meno tre.. due.. uno..VIA!

“Che vuole da bere? Biscotti? O vuole assaggiare questi?” AVANTI

“E lei signora?” AVANTI

Arrivo alle uscite di emergenza e sento che iniziamo a scendere. Mi chiamano i piloti, blocco il carrellino per andare a rispondere. La tecnica per passare tra un seggiolino e il carrello del servizio è la tecnica acciuga, finché non ingrasserò e ci passerò andrà bene così, poi me ne inventerò una nuova.

“Atterriamo tra 15 minuti! Tempo sereno, 13 gradi”

E sti cazzi. 15 minuti. Ma che avete messo, il tasto turbo?

Finisco il servizio.

Poi arrivando nel galley dietro, metto via con una mano le bottiglie e con l’altra prendo l’handset ed inizio a parlare.

“Signore e signori a breve atterreremo all’aeroporto (sconosciuto) di Chalons-Vatry. Il tempo a terra è sereno e ci sono (quanti erano?) sbsbsbsd (simulo un’interferenza) gradi.” Ma dove avrò messo i sacchi della spazzatura? Porca miseria ho perso un tappo. Bottiglia birichina, non pensare che ti svuoto solo perchè ti manca il tappo! Un pezzo di scottex arrotolato dentro il collo andrà benissimo per tapparti. Stronza di una bottiglia.

10 minuti.

Mentre raccolgo in cabina i bicchieri usati e i fazzolettini unti ringraziando (non ho mai capito poi perchè ci danno in mano della merda e noi col sorriso diciamo grazie) faccio il check di cabina. Sono 15 punti da controllare per ognuno. Ho un occhio allenato sul check di cabina e sono veloce come la luce. Chiamo i piloti “Cabin ready for landing”, annuncio con un filo di orgoglio, perchè mentre lo dico passiamo i 10.000 piedi e non c’è momento migliore per dire a loro che la cabina è sicura per atterrare e da lì fine delle comunicazioni, ci vediamo a terra, saluti e baci.

5 minuti.

Con una mano finisco di sistemare, con l’altra pulisco il bagno e tiro l’acqua del water, che nessuno tira forse per paura di schiacciare il bottone sbagliato e di venire improvvisamente catapultati fuori dall’aeroplano.

Controllo che il galley sia tutto “secure”, prima che sia troppo tardi e qualcuno si faccia del male (solitamente, l’assistente di volo quindi io). Sento il carrello scendere e ho appena un secondo libero per pettinarmi. Vado a sedermi giusto in tempo per l’atterraggio.

I passeggeri sono felici. Hanno mangiato e sono arrivati in orario. Non è facile essere sola in aereo. E’ un lato del nostro lavoro che pochi hanno avuto modo di provare. Spesso soli ci ritroviamo a doverci inventare procedure tutte nuove per far filare dritto un volo. Per chi di voi vola, vi sfido a fare la demo senza nulla di registrato, handset alla mano, demo kit nell’altra e tutto genuinamente fatto “a braccio” su piste di rullaggio corte come stradine di campagna. Anni di figure di merda colossali prima di raggiungere la perfezione.

Eppur mi piace!

travel-alone

Oppure dover trovare il posto per stivare 300 scatole di datteri rientrando dal deserto, un regalo per aver portato passeggeri in missione umanitaria.

Oppure rimanere incastrata nella stiva cercando di far entrare mille valigie con a fianco il copilota che suda per fare il foglio dei pesi e centraggio e alla fine rientrarci per una decina di chili.

Oppure andare a comprare il catering per i passeggeri. Arrivare alla cassa del supermercato , dichiarare 300 sacchetti di patatine e vedere la cassiera svenire.

Oppure farsi il briefing da sola sotto la doccia.

Ho imparato che lavorare sola è una figata pazzesca, ma anche una grande responsabilità. Se sei nella cacca, ci devi uscire da sola. E se c’è una emergenza a bordo, sono davvero cavoli tuoi. Le “senior single cabin crew”vengono riconosciute tra la folla perché avere a bordo i passeggeri per loro è un vero piacere. Trattano i clienti più come ospiti, l’aereo è casa loro ed esse sono felici di avere compagnia durante i loro viaggi.

E’ una formula vincente, rende il lavoro una vocazione.

E i piloti hanno attenzioni sempre e solo per loro. A meno che la rampista non sia una gran gnocca!

maditerraodivolo

Ciao, sono Giulietta! Assistente di Volo e Blogger, amo scrivere della mia professione ed aiutare le persone a far decollare la propria carriera in questo meraviglioso mondo chiamato Aviazione!

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