"C'è un medico a bordo?" Le emozioni dell'assistenza.

“Le mani che aiutano sono più sante delle labbra che pregano.” CIT

Ce lo dice il nome:

Assistente di volo. Assistere ha un significato profondo e deriva dal latino. Stare accanto.

Ce lo dice la storia:

la prima assistente di volo al mondo, Ellen Church, era un’infermiera diplomata (all’epoca, oggi gli infermieri si laureano e in Italia per la precisione dal 2001).

Tip: ma il primo a volare come assistente di volo fu tale Heinrich Kubis che lavorava sullo Zeppelin, nel 1912. So vintage. Potete raccontarlo in giro per stimarvi ora che sapete la verità 😀

Ce lo dicono anche i corsi:

Tra le altre competenze tecniche, il primo soccorso fa parte del bagaglio di conoscenze di ogni assistente di volo, e durante il corso c’è stato il momento dove ci hanno spiegato come – cosa – quando fare qualcosa.

Ma tra dire e il fare … vi racconto un episodio personale (fa rima!)

METTIAMO LA PRATICA NELLA TEORIA

Fino a qualche anno fa ero una tale ignorante. Non intendo ne stupida ne sprovveduta. Ero cresciuta con altri interessi, tutto qua.  Il nostro istruttore di primo soccorso al corso per diventare AV era un medico e il manuale da studiare era un malloppone di nozioni di anatomia, fisiologia e manovre di first aid. Io ora confesso pubblicamente che per me fu un tale disastro. Se nella prima parte tecnica del corso AV ero un fenomeno (avvantaggiata dalla mia smisurata passione per gli aeroplani), il mondo della medicina mi risultava angusto e mi creava disagio.

Più o meno scrivendomi i nomi delle ossa su una mano, i nomi dei farmaci su un braccio e raccontando una supercazzola convincente in sede d’esame sul sistema nervoso,  mi certificarono. Scherzi a parte in realtà avevo studiato, ma mi resi conto fin da subito che non ero pronta per affrontare una vera emergenza medica.

Il giorno che un passeggero mi svenne davanti nel galley finendo con la testa contro la door handle realizzai che avevo visto giusto. Mi sentii una tale incapace.

Cos’è che ci spaventa e ci blocca allora nel soccorso di un passeggero, se abbiamo studiato bene tutto il manuale  e a bordo abbiamo farmaci e presidi per ogni evenienza?

Ci spaventano le nostre emozioni. Se da un lato abbiamo una preparazione tecnica formidabile dall’altro lato la nostra “biblioteca delle esperienze” è vuota, affrontare una situazione di soccorso può rivelarsi complicato, considerando poi anche che ogni evento medico o traumatico è a se.

Quando si verifica un evento del genere le emozioni dell’assistente di volo possono essere le più disparate ma in prima linea si possono verificare: sensazione di sgomento e disorientamento, impotenza e inadeguatezza, sofferenza ma anche perché no la rabbia e paura: tutto questo porta sicuramente a una reazione di stress.

Aggiungerei pure un “chi cazzo me l’ha fatto fare” ed ecco il quadro perfetto.

Vi sono anche effetti propriamente fisici in noi che andiamo a prestare assistenza: aumenta la frequenza cardiaca e la respirazione, solo per fare un esempio.

E non è finita! Aggiungiamo che siamo a 38.000 piedi in uno spazio angusto e che a bordo proprio in quel giorno non vi è un medico.

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Ho pensato di “creare” una piccola enciclopedia delle emozioni (fatta a casaccio ma non troppo, non sono una psicologa ma ho esperienza pratica).

sgomento e disorientamento

E’ il generarsi del caos in una situazione di quiete l’evento di un malore a bordo! Siete nel galley a scaldare i pasti (o a mangiarveli) ed ecco che all’improvviso in mezzo alla cabina iniziano a chiamare. DLING DLING DLING! Da li a poco oltre a dover gestire il passeggero in difficoltà, dovrete coordinare e operare le procedure che la vostra compagnia vi ha messo a disposizione. E distogliere lo sguardo incredulo degli altri passeggeri (la parte più difficile!). Può essere che in quel momento vi sentiate all’improvviso come se non poteste attingere dal vostro “saper fare” e che tutto possa sfuggirvi di mano in pochi secondi. Il mio consiglio è di lavorare in squadra. Un buon CREW sfrutta le risorse di ognuno per un fine comune. Tutti hanno un compito preciso : è li che bisogna concentrarsi.

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impotenza e inadeguatezza

in certe occasioni può capitare di non sentirsi effettivamente pronti davanti ad un evento medico o traumatico. Del resto non siamo personale sanitario. Il mio consiglio personale è sempre rispettare alcune regole fondamentali (oltre, FINPERCARITA’ seguire innanzitutto le procedure della vostra compagnia!)

Proteggetevi: in gergo sanitario si chiamano DPI, cioè i dispositivi di protezione individuale. Indossate i guanti per evitare di contaminarvi e contaminare, per esempio.

Usate la comunicazione: PARLATE! parlate con la “vittima”, usando un tono assertivo e rassicurante. Parlate con i colleghi. Poi ASCOLTATE! Alcune volte comunicare in maniera adeguata e “un paio di mani” sono sufficienti per svolgere una buona assistenza. Ricordatevi anche della comunicazione non verbale e.. del silenzio.

Pensateci prima: Avete dubbi? Incertezze? Non abbiate vergogna e fatevi sentire durante i vostri corsi e retraining. Avete a disposizione un istruttore ed è giusto che facciate buon uso dei suoi insegnamenti e della sua esperienza. Per esempio, fermatevi a pensare ora: sapete fare bene un massaggio cardiaco? Se la risposta è “oddio spero non mi capiti mai-una volta ho massaggiato un manichino ma era tanti anni fa ecc ecc” allora fatevi coraggio e al prossimo corso chiedete di fare pratica. Aiuta ad esorcizzare la paura e a farvi “le ossa”.

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rabbia e sofferenza

Succede in casi rari, di solito non ci si sente male emotivamente per un passeggero che soffre di chinetosi e vomita, per esempio. Ma se capita un evento particolarmente “forte” possono insorgere entrambe le cose. Anche in questo caso, parlate e informatevi. Usate il debriefing come elemento di supporto e richiedete anche aiuto esterno se l’accaduto vi ha turbato particolarmente. Per esempio su internet digitando “psicologia del soccorso” trovate tante info che vi aiuteranno a capire le vostre sensazioni, attribuire un nome preciso ad esse ed esternarle.

paura

Tempo fa ho letto un articolo di una AV intervistata a cui chiedevano se avesse paura di volare (un appello al giornalista: cazzo che fantasia per la domanda! Quella dopo sarà stata qualcosa del tipo.. “ma lei quando arriva in un posto ha tempo per visitarlo?”) e lei rispose “noi AV non abbiamo il diritto ad avere paura in caso di emergenza”. Io non sono in accordo con la collega. La paura è una cosa umana ed è una buona reazione (significa che non siamo macchine e il nostro corpo sta mettendo in atto meccanismi di reazione all’emergenza).

Quello che possiamo fare semmai è cercare di accettarla e sfruttarla a nostro favore per dare il meglio di noi in situazioni di pericolo e stress. Ecco la vera magia che le assistenti di volo imparano a fare: avere il sangue freddo, mettere in pratica le conoscenze tecniche e affrontare le situazioni di emergenza.

Non date modo all’emozione di prendere il sopravvento, ma guidatela e sfruttatela come potenziale e poi datele una forma e mettetela nella vostra “biblioteca dei ricordi”.

Con questo articolo spero di avervi offerto una “linea guida” emotiva ed uno spunto di riflessione. Ovviamente come ho già detto seguire le procedure di compagnia è importate e prioritario (direi obbligatorio!), ma non dobbiamo mai dimenticarci che siamo persone ed e giusto imparare a visualizzare anche ciò che ci portiamo dentro, anziché vedere sempre tutto dal punto di vista del passeggero.

Allora dopo tutta sta pappardella infinita, cosa centra Ellen Church l’infermiera che volava?

Perché io umilmente credo che l’assistente di volo e l’infermiere siano due professioni (anche se molto diverse) unite da un filo comune: l’assistenza alla persona. Gli infermieri attraverso i paradigmi assistenziali ed un valido codice deontologico hanno imparato (o hanno come goal) il perfetto equilibrio tra conoscenza (tecnica scientifica) e umanità.

Noi ci siamo molto vicini. E pensare che alcuni hanno ancora il coraggio di chiamarci “camerieri del cielo”. Sbarcateli per piacere.

Commentate amici, commentate.

PS per realizzare questo articolo mi sono avvalsa della mia esperienza universitaria e della mia esperienza pratica nel mondo del soccorso extraospedaliero: vi ricordo che per fare il volontario sulle ambulanze non bisogna essere eroi ma vi sono corsi appositi e dare una mano alla comunità servirà prima di tutto a voi stessi!  Fine del messaggio pubblicitario.

Vi abbraccio e vi ringrazio per seguire in così tanti il blog.  

 
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maditerraodivolo

Ciao, sono Giulietta!
Assistente di Volo, Blogger e Travel Vlogger, amo scrivere della mia professione, aiutare le persone a far decollare la propria carriera come Assistente di Volo e creo video delle mie avventure di viaggio.
Amo la Thailandia, i gatti e collezionare momenti di vita incredibili!

1 Comment
  1. Credo che qualunque situazione di emergenza, e quindi per definizione non routinaria, possa creare reazioni inattese in chi ne è attore o vittima. Questo indipendentemente dalla quantità di corsi di formazione fatti.
    Questo post mi ha fatto ricordare una mia esperienza da passeggero, su un Parigi Malpensa, quando il signore seduto dietro di me, dieci minuti dopo il decollo, fu colto da una violenta crisi epilettica.
    Ricordo ancora la (umana) reazione di paura, e di conseguente incapacità di agire, di un assistente di volo, e invece la assoluta freddezza di quello che credo fosse il capocabina, che prese in mano la situazione gestendo la crisi, calmando gli altri passeggeri, e anche il collega inpanicato. Notevole.

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