DIARIO DELL'IMPIEGATA CHE SOGNAVA DI VOLARE

“Time is a train, makes the future the past.” U2

Ciao amici, oggi pubblico un estratto di pensieri pescato dal mio vecchio diario, esattamente nel periodo dopo il diploma, quando quasi “per caso” mi sono ritrovata a fare l’impiegata.

Ogni giorno le 4 mura che mi circondavano al lavoro, la mia piccola città e la nebbia mi soffocavano sempre più, fino a farmi impazzire e spronarmi a diventare quella che sono oggi.

Per tutti quelli che sognano di fare questo lavoro, spero possano servirvi d’ispirazione, e a farvi intendere (perchè spesso me lo scrivete) che non siete i soli a voler trasformare i sogni in realtà.

 maditerraodivolopuppets

ero così fissata da questo lavoro che riempivo la cameretta di modellini e pupazzetti.. aeronautici!! 

MALPENSA

Ho caricato la macchina di ogni cosa possibile, un caffè veloce e via verso Malpensa. Mi sono arrampicata sulla giostrina dei bambini, quella più alta. Ho incastrato le gambe tra i tralicci per non cadere e ho lasciato che il sole mi scaldasse la pelle, ho lasciato che i miei occhi si godessero uno spettacolo unico.

Non posso paragonare nulla a momenti di totale libertà come questi. Momenti di vera quiete dove l’anima si è ripulita di ogni schifezza.

Decollano tre 777, imponenti e aggraziati.

Un pilota scende solitario le vie della rumorosa campagna, disturbato solo dalla mia curiosa presenza.

Ovviamente all’imbrunire anche il mio viso si imbroncia. Il Re dei cieli non si è fatto vedere, e nemmeno il mio tanto amato DC-10.

Sarà per un’altra volta.

Intanto l’autostrada scorre lenta nella grigia Milano, la notte ora fa splendere i giganti dei cieli con le loro luci pulsanti.Il mio viso guarda con espressione beata il nulla mentre il piccolo aeroporto di Orio si fa vicino. E conto le ore. Tra pochi giorni tornerò anch’io lassù.Ormai sono in macchina da due ore al ritorno da Milano. Ci sono 4 aerei in avvicinamento a Verona, credono di stupirmi: solitamente si e no ce ne uno, ma io sto tornando da Mxp e ne ho visti a stufarsi oggi!Il mio navigatore rimane stupidamente acceso verso casa. Mi viene in mente che non ho mangiato. Faccio benzina e prendo dalla valigia della mattina una mela. La mangio guidando e scopro che non vi è nulla di difficile, anche se non riesco a far entrare la quinta.Ora mi corico nel mio letto e senza aprire un libro sprofondo il viso nei pensieri più coloriti. Ma continuo a vedere solo bianco e celeste. E’ inutile. Mancano solo pochi giorni ma la mia mente è già in volo.

UNA GITA BERGAMO -FRANCOFORTE 

L’orario è assurdo, la gente una volta tanto tace. Tutto tace, è umido, buio. Che ci sto a fare qui? Sono le cinque del mattino. Realizzo di essermi appena sparata tre ore di autostrada di cui una guidando. C’è puzza di cherosene, mi entra nei polmoni. Respiro. Mi ci vuole una spremuta è l’unica cosa stupida che riesco a realizzare. E sto correndo. Calpesto un terreno familiare, seguo una fila e in poco tempo mi ritrovo nel ventre di un sogno che ha inizio proprio così.

Benvenuta a bordo. Allora è proprio un sogno. Mi hanno pure dato il benvenuto, e c’è un bel silenzio.

Tutti i posti sono liberi. Mi piazzo tutta sola in zona strategica, appoggio con una lentezza studiata lo zainetto e il cappotto pensando che una cosa così non mi capiterà mai più.

E’ fatta. Sono a destra e dietro l’ala. Così si che mi piace.

Dopo cinque minuti ci siamo tutti. Anche un 737 pur piccino che si dica se è vuoto sa fare la sua figura. A me piace, mi verrebbe quasi da abbracciarlo. Un immenso e magnifico pullman con la polvere magica che ci spara tutti in un’ ora dritti verso una pausa di libertà.

Non faccio neanche in tempo a rendermene conto che l’aereo decolla. Mi ritrovo in un cielo bello, stupendo, puro che si sta svegliando. Sotto lo schifo, sopra noi. Un altro mondo. Le nuvole giocano col sole nascente e si divertono a dar spettacolo.

Tutto per noi.

Questa si che è una magia che vale la pena vivere! Sono in estasi. Non è sempre facile farsi rapire da tale bellezza quando sei su un aereo di linea.

Mi viene offerto un caffè e non credo ai miei occhi: americano, nel bicchiere di plastica gigante col coperchio! Lo adoro.

Sono in paradiso o poco ci manca visto l’altitudine.

Nel silenzio sonnacchioso di questa mattina dove tutti i Milanesi sono li che masturbano i loro clacson incazzati e io sono in volo col caffè e cullata da una leggerissima quasi ineffabile turbolenza, una voce dolce risveglia i miei sensi. Mi viene detto di guardare giù, quelle nuvole come il mare nascondono animali vaganti, vogliosi di correre verso la superficie fuggono verso l’alto per finire con lo schizzar fuori come appunto delfini giocosi.

ON A CLEAR DAY, YOU CAN SEE FOREVER. 

Avete presente un’esplosione di emozioni? Un collasso tra ira, malinconia, estasi, confusione, felicità? Ecco. Sono io.
Tutte queste sensazioni si mescolano e tutti i colori dei miei ultimi giorni trascorsi non diventano altro che una poltiglia marrone priva di significato.

Questo è il prezzo da pagare per aver vissuto dieci giorni oltre il limite delle mie capacità di sopportare emozioni forti.

Piangere per la bellezza di alcuni momenti, attimi che non hanno paragone, attimi indescrivibili.

Vivo in mezzo a gente che sta ben radicata nella propria terra, gente infelice che sogna ma priva di grinta. Lavoro in mezzo alla mediocrità di uno stupido ufficio, ma la mia faccia da cazzo mi permette di far credere a tutti che lo adori. Non è vero. Detesto ascoltare i problemi stupidi dei clienti, anche se mi diverto a far credere loro che me ne importi davvero qualcosa. Il problema è che ora ho esaurito il carburante, ho deciso di spogliarmi di questa maschera e lasciare che gli altri mi giudichino per ciò che sono.

Un pò la solita crisi esistenziale che ci accompagna dopo ogni viaggio. Vedi troppe cose diverse, vivi troppe esperienze concentrate e quando torni, ti senti di percepire il mondo con occhi diversi, ma il mondo questo non lo sa e finisce con l’escluderti.

ANCORA A FRANCOFORTE

E’ l’aeroporto più grande che io abbia mai visto. Ogni ora in quel complesso intricato di mura passa tutto il mondo. Melting pot è la parola che meglio descrive cosa avviene sopra questi lastroni lucidi di marmo. Io vengo presa per mano e portata in un negozio dove timida sorge un’insegna “Aviation”, entro felice e non so da dove iniziare.

Vendono di tutto: modellini, spille, dvd e davvero tanti, tantissimi libri. Tutte cose a che fare con gli aerei, ovvio. Mi salva solo il fatto che il 90 % sono in tedesco. Ne apro un paio giusto per guardarmi qualche immagine. Ci sono libri tecnici (che non fanno al caso mio in italiano figuriamoci in crucco) e libri che raccontano del volo di linea negli anni passati. Filo di invidia. Quanto sono belle le assistenti di volo in quelle foto. Mi viene in mente un’immagine della United Airlines con due hostess intente a guardarsi rispettivamente un anello di fidanzamento e un modellino di aereo, poste davanti all’inevitabile scelta che i primi anni questa professione imponeva.

Penso che il mio lavoro da impiegata mi sta stretto tanto quanto le maniche della pessima camicia che mi fanno indossare.
Io ho deciso: voglio anch’io starmene lassù un pochino. Forse non ci riuscirò mai oppure mi stuferò dopo un mese, ma non penso ad altro.
Sono in ansia per questo. Ma nessuno forse lo capisce. Sono in una brutta fase di autotraning velato agli occhi del mondo.Non posso presentarmi così. Non vado ancora bene, o meglio, ho una grande fiducia in me stessa ma ho delle lacune che vanno colmate. Sto leggendo libri in inglese, sto imparando a vivere spensierata con i tacchi e la gonna, sto facendo calcoli su calcoli su calcoli e ogni momento è buono per imparare qualcosa di più. Ce l’ho nel cuore, io sono stufa di passare le mie giornate a guardare in alto. Io metto una passione sfrenata nel mio lavoro attuale, ma ora basta: voglio diventare un’assistente di volo.

Giungo a conclusione che non sono ne diventata matta ne superficiale.

Sono solo una ragazza che al momento ha deciso che così non le sta bene vivere così! O meglio, che le sta bene ma che ambisce a qualcosa che le dona di più, e visto che i sogni non si realizzano guardando il muro si è posta degli obiettivi che la spaventano a morte ma che vuole affrontare.

Non ho vicino molte persone, ma sono importanti come non mai e so che capiranno.
So che capiranno, so che saranno fieri di me, so che mi continueranno amare per come sono e per la mia voglia di continuare a correre sempre verso continui cambiamenti.

Io sono maledettamente felice e altrettando spaventata.

da G.inthesky, i miei diari. 2006

maditerraodivolo

Ciao, sono Giulietta! Assistente di Volo e Blogger, amo scrivere della mia professione ed aiutare le persone a far decollare la propria carriera in questo meraviglioso mondo chiamato Aviazione!

8 Comments
  1. “Ce l’ho nel cuore, io sono stufa di passare le mie giornate a guardare in alto.” Quanto mi sono ritrovata in questa frase, e in tutto l’articolo! Io sono ora la ragazza post diploma che ha scritto questo articolo, la ragazza che ha un sogno da molto tempo e che sa di non essere ancora pronta, ma continua a credere in ciò che vuole, poco male se nessuna la capisce e i suoi genitori si sono già dichiarati contrari a questo lavoro. Grazie per aver condiviso questi ricordi! Continuate a scrivere, adoro il vostro blog!

    Da una ragazza altrettanto stanca di passare le giornate a guardare il cielo

  2. OMG. Da quando ho scoperto questo forum, me ne sono innamorata! Stavo cercando come una disperata informazioni più dettagliate su questo lavoro, e mi chiedevo come è possibile far diventare un desiderio in realtà. Io quello che so è che ho sempre detestato la routine, sono entusiasta dei viaggi in aereo e da quando ho visto “Una hostess tra le nuvole” l’ho sempre considerato come uno di quei lavori irraggiungibili ma fattibili se c’é (molto) impegno (non come l’astronauta).

    Intanto, tra tutto quello che ho letto in questo forum questo è quello che mi ha fatto venire più pelle d’oca, e da pochissimi mesi ci sto lavorando per diventare hostess di volo. Grazie per condividere con noi tutto questo ^^

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