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Quanto sei disposto a soffrire pur di volare?

Non scrivo da tempo perché il tempo è come una spugna, raccolgo nella mia spugna ogni emozione, riflessione, ispirazione, poi quando è colma di tutto la tiro contro un muro e ne esce il succo.

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Insomma è estate e mi ritrovo, dopo un decennio, a volare e servire i cieli della gente italiana.

In mezzo, dopo un decennio, c’è passato di tutto.

I traslochi, i contratti stagionali, gli amici quelli falsi, gli amici quelli veri, le delusioni d’amore, le valigie rotte, le lacrime chiusa nel cesso dell’aereo, il fallimento di una compagnia aerea, il fallimento di me stessa, la vittoria di me stessa, il blog, il libro, l’evoluzione dell’aviazione, l’evoluzione della mia anima nell’aviazione, i sabati sera in casa a fissare il muro, il sentire il mondo casa propria ma non poter girare perché hai voluto questo lavoro per essere libera ma ora è il tuo lavoro a tenerti incatenata.

Perché scrivo tutta questa accozzaglia di roba?

Per dirti a te che vuoi fare questo lavoro di capire un attimo cosa stai davvero andando a fare.

Ogni giorno, e ripeto, ogni singolo giorno, ricevo un paio di e-mail di gente che vuole da me un consiglio per diventare assistente di volo, poi mi elenca cosa ha studiato cosa sa fare e manco fosse una cover letter.

Nonostante io abbia scritto un libro, nonostante io abbia scritto articoli, forse inizia ad essermi chiara una cosa: voi non volete un consiglio, voi volete sentire da me che potete farcela e dovete provarci.

Bene, se è questo che vuoi da me posso farlo: se è quello che davvero sogni, ce la farai.

Se invece vuoi la verità, te la faccio io una domanda:

Quanto sei disposto a soffrire per i tuoi sogni e per ciò in cui credi?

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Perché inizio a pensare che per essere felici si debba scegliere con cura la propria lotta, dato che la felicità assoluta non ho mai capito in che cazzo consista, allora forse meglio scegliere qualcosa che ci dia le forze di saltar giù dal letto con uno scopo ben preciso.

Ti spiego.

Io ho fatto questo lavoro per anni, accettando davvero ogni situazione, anche non essere pagata per un intero anno prima che fallisse la piccola SkyBridge. Io DOVEVO volare perché mi faceva sentire bene con me stessa, anche se non avevo soldi, non avevo una casa, non avevo niente se non un passaporto, due stracci da indossare e tante belle speranze, io dovevo decollare sempre comunque e no matter what.

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Via dalla cittadina addormentata di Mantova, via dal centro servizi di Mediaworld dove facevo l’impiegata, via da tutto, ribellione totale. All’inizio facevo il lungo raggio, mangiavo chili di merda quando lavoravo nel 767 dai miei “superiori” che mi chiamavano NC, e sulla spilletta non c’era nemmeno il mio nome, e a volte stavo a Cuba a guardare fuori dalla finestra e avevo paura, perché per la prima volta ero sola dall’altra parte del mondo e in mezzo non avevo avuto il tempo necessario per crescere.

Dalla Mediaworld a ritrovarmi a fare il safari dello Tsavo in Kenia con gli sconosciuti per fotografare i leoni con la mia prima reflex, io capivo che ero sempre più sola ma che in compenso ora mi sentivo così tanto a mio agio lontana, a scappare dai problemi, a scappare da una me stessa che non avevo mai amato, quella figura della ragazza tranquilla cresciuta nel paesello.

Oggi non ho più problemi ad ammetterlo, ma ci sono solo voluti anni a capire cosa davvero il volo rappresenta per me.

Oggi le cose sono cambiate e il problema è che volare non risponde più ai miei desideri ribelli, e di questo ne parlerò più avanti perché non è il punto di oggi.

Il punto di oggi è che voglio infilarti in testa la domanda: quanto sei disposto a star male?

Quanto sei disposto a capire che la situazione che stai per vivere non è quel cazzo di glamour e di benefits degli anni d’oro ma è cambiata?

Se accetti di fare questo lavoro oggi ti succederà questo (qualche esempio random)

PRENDI UNO STIPENDIO MINORE RISPETTO AL PASSATO

Qualche compagnia paga più, altre pagano meno, comunque gira e rigira più o meno prendi 1.500 euro al mese, e c’è chi ne prende molti meno ma non è questo il posto dove voglio discuterne o far polemica perché sono 10 anni che sento parlare di stipendi ribassati e ne ho la nausea.
Spesso i contratti sono a termine e stagionali. Ergo devi prendere una casa in affitto per poco tempo, tanti auguri.
E io no, in dieci anni non sono diventata mai ricca 🙂

NON VIAGGI, E SE VIAGGI LO FAI MALE

Allora, nel corto raggio le soste ormai non esistono più, 4 tratte anda/rianda e torni a casa.
Nel lungo raggio, in medio oriente, tipo nella tanta ambita Emirates le soste sono brevi. Se sei capace di reggere fisicamente vai, il mondo ti aspetta, anche se dubito che scattare un selfie nei posti più esotici del mondo per poi crollare di sonno e sognare solo di rientrare in Italia per stare con amici/gatto/fidanzato/famiglia possa essere considerato viaggio, semmai mi pare più una sveltina, un assaggino, una cagata insomma, ma questo é il mio punto di vista di vecchia purser pigra.
Ci sono alcune compagnie in giro che fanno soste lunghe ma a parte il fatto che ormai suona più come una leggenda, ma ti pare che andare negli stessi 3/4 villaggi turistici per mesi e mesi ti possa far dire di essere un viaggiatore?
Ma mancoperilcazzo.

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SE TI PIACE SERVIRE LA GENTE CAMBIERAI IDEA

Capisco la tua voglia di essere di aiuto al prossimo, ma quando il prossimo è un essere ignorante che non saluta e ti insulta o ti tratta come un cerebroleso, potrei iniziare a pensare che sei un pochino autolesionista.
Ci sono ancora i passeggeri educati e gentili, ma sono rari e quando li incontro ancora sorrido spontaneamente.
Pensa come mi accontento di poco.

PULISCI TU L’AEREO

Tra una tratta e l’altra in molte compagnie non scendi in aeroporto a bere il caffè ma incroci le cinture e raccogli le cartacce.
Stai attento a non dimenticare di pulire bene o qualcuno che non ha altro da fare nella vita te lo ricorderà davanti a tutti quando meno te lo aspetti.

IL TUO DIO E’ L’UFFICIO TURNI

Allora, cito solo un esempio a caso.
Il mio compagno vive letteralmente dall’altra parte del mondo. 10.000 chilometri.
E’ venuto a trovarmi con un comodo viaggetto di 18 ore, ma il giorno prima di accompagnarlo a Malpensa per il rientro, mentre cucinavo la nostra “ultima” cenetta romantica, mi hanno cambiato all’improvviso il turno di lavoro, ergo, “amore non posso più portarti in aeroporto domattina perché devo volare alle 4 AM anziché all 4 PM”.

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Così siamo corsi in stazione per farlo dormire a Milano e prendere il volo in tempo per il mattino seguente, e dato che era l’ultimo treno della sera e stava partendo, lui ci è salito mentre io gli ho fatto il biglietto, ho corso fino al binario 8 e gli ho lanciato il biglietto dalla porta e ci siamo salutati così, con un biglietto tirato sul naso mentre il capotreno fischiava.

Bella merda.

Gli ho detto solo “non preoccuparti, ci vediamo tra tre mesi”.
Ovviamente era sarcasmo e poi nel parcheggio ho pianto per mezzora pensando che quelli dell’ufficio turni non avevano minimamente idea di avermi spezzato il cuore, perché sempre sarai solo una pedina da spostare su aerei da far volare.

Allora, quanto sei disposto a soffrire per il tuo sogno di volare?

UN FISICO CHE SI DISTRUGGE

Ognuno ha il suo problema, chi ha i piedi che sembrano quelli di un elefante o chi ha sempre il mal di gola, io le ho tutte.

Per esempio non sono in forma. Perché quando non volo ho delle belle energie ma se volo dopo 4 tratte riesco solo a dormire.

Ma io sono io e invece c’è chi ci riesce. Chi “dopo vado in palestra” o chi “dopo vado a camminare” ce ne sono ancora che girano, ma poi tanto si ritrovano altri problemi.

L’alimentazione è scorretta per esempio, le radiazioni cosmiche a lungo andare sono pericolose, l’aria riciclata e secca non fa certo bene (eccetera eccetera eccetera).

Ti dico solo che certi giorni mentre torno a casa non mi reggo in piedi e non ho nemmeno le forze di entrare in doccia.

Quanto vuoi soffrire per la tua uniforme, il tuo sogno, la tua massima aspirazione?

Perché é questo che ti darà la forza di farlo, è questa forza di lottare per qualcosa in cui credi davvero che ti farà stare sveglio tutta notte a studiare le procedure, questo ti darà le energie per tirarti su il morale quando il tuo istruttore ti dirà che fai schifo, è la tua forza di volere questo sogno più di ogni altra cosa che ti permetterà di mandare giù l’amaro boccone quando arriverà il primo passeggero che ti dirà che sei uno stronzo che non sai fare il tuo lavoro.

NO MATTER WHAT

Quindi se sei nel tuo paesello e hai bisogno che io ti dica che ce la puoi fare, te lo dirò, ma se vuoi la verità ti dirò che è ora di tirare fuori i coglioni perché oggi volare significa che lo devi volere davvero.

E la felicità del tuo sogno sarà nel mettere tutte le tue energie per sorridere mentre guardi fuori le nuvole e pensare che sei comunque nel posto giusto ed è quello che fa per te e che sei felice di farlo incondizionatamente e nonostante l’aviazione odierna inizi a fare un pochino.. schifo.

Solo così ce la farai.

In bocca al lupo.

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maditerraodivolo

Ciao, sono Giulietta! Assistente di Volo, Blogger e Travel Vlogger, amo scrivere della mia professione, aiutare le persone a far decollare la propria carriera come Assistente di Volo e creo video delle mie avventure di viaggio. Amo la Thailandia, i gatti e collezionare momenti di vita incredibili!

4 Comments
  1. Ho letto il tuo post tutto d’un fiato ed ho capito che mi sarebbe servito moltissimo leggerlo due anni fa quando ho iniziato a fare l’assistente di volo, volevo la verità e tu l’hai riportata perfettamente. Sono due anni che volo, come sono due anni che sorrido ai passeggeri che vorrei mandare a quel paese e faccio così tanti P.A.’s che ormai vado in automatico e dopo aver posato l’interfono mi domando ‘ma cos’è che ho detto?’, due anni che cerco di tenere in piedi una relazione con un collega che solo recentemente ha cominciato ad avere gli stessi giorni off in comune con me. Ma nonostante le calze a compressione, i tacchi tutto il giorno, volare mezza malata e affrontare settimane infinite a cui si vanno a sommare i classici problemi quotidiani, posso dire che non mi sono pentita mai un momento della mia scelta. Non ho la tua esperienza certo, forse non resisterò 10 anni, ma spero che questo viaggio duri il più a lungo possibile, perché sento che il cielo è il mio posto più di quanto lo sia la terra.

    1. Penso, cara Francesca, che anche quando non faremo più questo lavoro un pezzo del nostro cuore sarà sempre lassù 🙂
      In bocca al lupo per tutto!

  2. Ti ringrazio tanto per la tua schiettezza . prima bisogna accettare i difetti di una cosa che si ama e poi i pregi ! Di sicuro ce la metterò tutta per raggiungere questa pista! grazie <3

  3. Complimenti riesci sempre a colpire nel segno con le tue parole , sono un’assistente di volo anche io e faccio questo lavoro da 5 anni. 5 anni in cui ho capito veramente chi sono e quale sia il mio posto nel mondo, ovvero lassù in quel benedetto aereo con la testa tra le nuvole ,perché nonostante i mille sacrifici e rinunce che nell’articolo hai descritto perfettamente, non ce la faccio al solo pensiero di vivere senza volare.
    Quindi a tutti quelli che vogliano intraprendere questo percorso: Lo dovete volere davvero con tutti voi stessi… Proprio come quando siete innamorati e accettate la persona con i propri pregi e difetti, allo stesso modo dovrete accettare questo lavoro con i suoi lati positivi e negativ .
    In bocca al lupo a tutti!

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