Wanderlust: ecco perché viaggi, voli e non accetti di vivere secondo schemi prestabiliti

 

“C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo”

Alexander Supertramp

Sindrome di Wanderlust? Io ci “soffro” da sempre ma me ne sono accorta solo una decina di anni fa.

Da piccola mi piacevano i treni, poi le navi, poi ho preso il primo aereo e mi sono letteralmente sposata con l’aviazione. Prima di diventare assistente di volo facevo l’impiegata e se non avevo ogni volta una partenza programmata e un biglietto aereo comprato, io impazzivo letteralmente.

Allora sono partita per sempre, nel senso che ho fatto del movimento e della ribellione silenziosa il leitmotiv della mia vita fino ad ora.

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FORSE TU SEI COME ME 

Forse una notte non riuscivi a dormire perché continuavi a pensare che sì, c’è qualcosa che non va.

C’è qualcosa che non va mentre cerchi di parcheggiare l’auto per far spesa e trovi il caos. Ti viene in mente che è sabato e tutti fanno la spesa di sabato.

Prevedibile.

Prevedibile anche quando tutti si incazzano perché non trovano il parcheggio vicino all’ingresso del centro commerciale per non far fatica, come se gli facesse schifo a tutti far un po’ di movimento.

Poi però spendono soldi per andare in palestra.

E sia chiaro, ad un sacco di gente andare in palestra fa schifo.

Ma devono andarci, perché qualche stronzo ci ha messo in testa che dobbiamo essere magri, sodi, abbronzati, con i capelli sempre lucidi e in ordine e le unghie colorate con mille disegnini inutili.

Tanto ragazze sia chiaro: gli uomini ci guardano prima il culo e le tette, mica i colorini sulle unghie.

E ci sentiamo in colpa con noi stessi se il sabato sera non siamo fuori, perché stare in casa il weekend è da sfigati.

Allora usciamo e poi lo facciamo notare a tutti, mettendo qualche selfie dove ridiamo, ma poi alla fine c’è poco da ridere. Perché lo stiamo facendo forse per farci semplicemente apparire e non per essere.

Un esempio? Le instagram stories. Quanti parlano davanti alla telecamera? Pochi. Aver qualcosa da dire oggi è diventato sinonimo di ansia da giudizio. Quanti filmano che guidano la macchina o fanno altre cose non ben chiare? Molti. Anche io a volte. Perché ci spingiamo ad essere i protagonisti della nostra vita ma spesso non ci siamo preparati un piano d’azione.

Le relazioni oggi crescono sottilmente avvolte da un velo apparentemente invisibile di sfiducia. Non riusciamo ad essere fedeli nemmeno a noi stessi, figuriamoci verso gli altri.

Le relazioni devono essere veloci, instagrammabili, screenshottabili con le amiche e spesso senza un velo di poesia.

Siamo nella società della friendzone-ma-se-vuoi-scopiamo più terribile della storia.

I social ci vogliono sociali ma non socievoli, rigurgitiamo le nostre frustrazioni guardandoci la vita degli altri scordandoci che anche a noi ne è stata donata una.

Che non facciamo mai funzionare.

E ce la prendiamo con gli altri, e gli altri se la prendono con noi, e io me la prendo con tutto sto sistema che se lo vedi da fuori almeno una volta nella tua vita, tutto ti diventa maledettamente chiaro.

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PARTIRE

Forse sei come me che un giorno hai lottato con il tuo vuoto dentro e ti sei chiesto mille volte perché ti sentivi così male e così a disagio.

Così a disagio da passare anni guardando lontano e mantenendo inutili catene.

Forse sei come me che un giorno ho buttato qualcosa in una valigia e sono partita.

E forse sì, hai capito che non sei tu ad avere il vuoto dentro, ma lo vivi per quello che ti circonda.

Partire è il primo bellissimo gesto d’amore che uno può fare a sé stesso quando sente che c’è qualcosa che non va.

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WANDERLUST IN ERA DIGITAL: LA MIA NUOVA PASSIONE

Partire significa uscire dal tuo cerchio di abitudini, pensieri, schemi mentali, stronzate che fai tutti i giorni.

È una ribellione che oggi possiamo permetterci senza tanti problemi.

Quello che penso io è che siamo una generazione in possesso di strumenti incredibilmente potenti, ma la maggior parte di noi anziché prenderli e sfruttarli, preferisce lamentarsi e rompere le scatole agli altri.

Abbiamo internet, i computer portatili, le fotocamere in 4K, possibilità di avere un lavoro nell’ambito digitale o possiamo volare e vedere tutto il mondo non avendo ormai più limiti nei nostri confini geografici.

Perché allora ci lamentiamo quando abbiamo in mano tutto quello che ci serve per dare anche noi un piccolo contributo di bellezza e arricchimento a questo universo?

Digital+Nomad+Slovenia

Ci sono anche gli aeroplani, che annullano distanze incredibili anche se, come dice Terzani in un libro suo che ho letto di recente, ci tolgono il bello della scoperta che uno fa per andare da A a B.

Però, aggiungo io, ci danno la possibilità di raggiungere quello che ci pare quando ci pare.

Tutte cose che cento anni fa nessuno poteva fare, nemmeno il riccone di turno.

Cento anni ragazzi sono niente nel nostro pianeta.

Siamo davvero sul pezzo!

Un secolo fa nessuno poteva fare quello che oggi in questa società più o meno tutti possiamo fare con qualche piccolo sacrificio economico o intellettuale.

 

MEGLIO LAMENTARSI E AUTOSABOTARSI?

E noi ci deprimiamo in casa! E magari ci facciamo anche rovinare la vita dall’uomo di turno (donne, appello: la dipendenza affettiva è un problema serio, la fuori c’è altro, cercate il giusto aiuto che il tempo perso a soffrire per amori malati non ve lo ridà nessuno).

Forse allora hai semplicemente capito che è la società che ci vuole così perché forse a qualcun altro fa comodo.

Magari fa comodo allo stato avere gente che non si ribella, fa comodo a tutto il business colossale che gira intorno ai nostri bisogni. Che in realtà bisogni non sono, ma sono imposizioni che qualcuno ci ha ficcato dentro nella testa così bene che noi ci crediamo; anzi ci facciamo letteralmente deprimere se non otteniamo queste cose che poi tanto ci fanno felici 5 minuti.

Ecco cos’è quella cosa che ti rode sempre addosso. Non sei tu il problema. Tu sei la soluzione che puoi avere tramite la consapevolezza. E la consapevolezza dona serenità.

Forse sei come me perché hai visto la soluzione a tutto in qualche momento dove mai te lo saresti aspettato.

Ero a Koh Paynee.

Cioè ero in un villaggio mussulmano di palafitte letteralmente in mezzo al mare.

Stavo facendo un paio di riprese, era suggestivo da morire.

Mi sentivo la persona più in pace del mondo, vivevo il presente, mi stavo divertendo.

Un tizio pelato non ben definito con accento romano dice out of the blue: “aò ammazza che schifo, scarse condizioni igieniche, non hanno neanche i negozi, ma che vita demmerda fanno questi!”

Un altro uomo, che invece avevo già definito fin troppo, si gira e risponde “forse la vita di merda la fai tu e non lo sai. Il massimo della vita forse è questo: la natura e respirare”.

Oggi ho un post-it attaccato in cucina con quella frase, sentita così per caso, in giorno di novembre dall’altra parte del mondo.

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Ecco dove si è svolta la scena

Forse sei come me perché hai capito che volando e riponendo la fiducia a perfetti sconosciuti, ci si scalda di più il cuore che a fare shopping o altre attività definite da me “che ne so”, perché io manco lo so ormai che fa la gente per vivere la propria vita degnamente.

Forse sei come me che non riesci ad entrare in uno schema preconfezionato che ti dice lavora, guadagna, sposati, procrea, fai il mutuo, fanne un altro, il mattone è la tua garanzia.

Ma no!

Io voglio girare il mondo, mica cambiare i pannolini e andare in banca a fare il tuo mutuo del cavolo.

E mi fa ridere che la pubblicità che mi carica Youtube riguarda sempre qualche  aggeggino che calcolano il ciclo per sapere quando sei fertile. Ma fatemi la pubblicità del Nepal! Dell’Indonesia!

Anzi, ma mollatemi proprio!

Io non voglio neanche avere a che fare con la burocrazia a dire il vero, tant’è che mi sale l’ansia solo per entrare in posta.

Forse sei come che ha paura di entrare alle poste ma non si fa il minimo problema a partire per un viaggio dall’altra parte del mondo non organizzato da nessuno con tutta la serenità del mondo.

Forse sei come me che teme la società ma abbraccia una passeggera sconosciuta che sale in aereo solo perché sta piangendo a fontana.

EMPATIA. VITA. SOGNI. PROGETTI.

Mi vengono gli occhi lucidi se penso al mio prossimo viaggio, che sarà tra una settimana.

Quando e se eventualmente mi verranno gli occhi lucidi ad immaginarmi con un figlio e un marito, allora forse ne potremo parlare.

Mi sono rotta le palle di una società che solo per il fatto che ho quasi 32 anni mi ossessiona dicendomi “ma come non vuoi figli? Sei pazza?”

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Ditemi come faccio a rispondere e spiegare le mie ragioni se viviamo in una Italia che ancora oggi discute sull’aborto ma tutela silenziosamente una chiesa con gli abusi sui minori?

Un’amica della scrittrice Elizabeth Gilbert le dice prima del suo viaggio in “mangia, prega, ama” che un figlio è come un tatuaggio sulla faccia: devi essere stramaledettamente sicura di volerlo.

Invece quello che voglio io ora è solo chiudere la valigia e partire ancora. Poi tornare e volare, poi ripartire. Senza vincoli, senza progetti di vita preconfezionati: solo progetti creativi, solo progetti del cuore.

Sì, come una bambina egoista ed irresponsabile.

Forse quello che voglio io però è semplicemente vivere secondo i miei impulsi e le mie passioni nel rispetto degli altri (che però non rispettano mai me).

 

LAVORARE MENO E VIVERE DI PIÙ

A me non piace lavorare nel senso comune del termine. Seriamente, molti pensano che si viva di lavoro e dedicano 40 ore a settimana a far qualcosa che gli fa schifo perché devono portare a casa il cash. Giusto, il cash serve a tutti e io non sono Alexander Supertramp. Ma perché fare un lavoro che non piace? Perché non imparare a scegliere anziché essere scelti? Perché costa così tanta fatica entrare in quest’ottica che a tanti pare impossibile (ma non lo è)?

Per me volare è una cosa bella e divertente, a me piace essere in aereo e fare quello che devo fare, anche quando sono quattro voli al giorno con gente non proprio educata. Se mi facesse schifo essere un’assistente di volo avrei già cambiato.

Mi pago l’affitto e le bollette, mi mantengo vivendo sola e ho pure i soldi per farmi i miei viaggi.

Se domani voglio spostarmi mi sposto, come ho già fatto in passato. Milano, Roma, Bologna, Casablanca, Salerno, Perugia, Budapest, Venezia, Verona. Questi sono luoghi dove ho vissuto, oltre alla mia città natale. E negli anni da queste città mi sono spostata sempre verso altri posti lavorando.

Fare l’assistente di volo mi ha permesso di vedere un sacco di posti a costo zero e oggi anche se faccio corto raggio ho comunque i biglietti e giro per conto mio. Un sogno ad occhi aperti.

Quindi non sto dicendo di vivere da parassiti. Dico davvero che forse è giusto lavorare ma non vedere il lavoro come un obbligo di merda per avere dei soldi, ma vederlo come una bellissima opportunità per arricchire la propria vita.

I soldi ci servono e io non sono un’estremista del consumismo, sto solo dicendo di non farne una priorità.

 

EQUILIBRIO E CAMBIAMENTO

Possiamo cambiare.

Non siamo piante con le radici.

Ci possiamo muovere, possiamo creare, possiamo condividere.

Siamo così fortunati ma non cerchiamo mai la magica strada dell’equilibrio, quindi non ce ne rendiamo conto.

Viviamo tipo inconsapevoli. Tipo come le nutrie. Un giorno attraversiamo la strada e qualcuno ci investe. Che vita di merda. Avessimo fatto qualcosa prima forse sarebbe stato meglio no?

Basta spegnere la TV e accendere gli occhi.

Aprirli sulla nostra vita.

You are the hero of your own story. Tutto qua, ecco perché forse siamo dei wanderlust.

 

Forse siamo un po’ pazzi e strani, ma siamo liberi.

Backpacker-Australia

CONCLUSIONI

Se vivi con un lavoro, una famiglia che ti ama e sei felice facendo una vacanza ogni tanto, insomma se vivi una vita “normale” e sei felice, anche io sono felice per te e non ti giudico.

Se vivi questa vita “normale” e sei infelice, ora chiudi questo articolo e datti da fare per cambiare, perché tutti sappiamo che il momento giusto per fare le cose è qui ed ora.

Ti auguro un viaggio meraviglioso e sempre cieli sereni.

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maditerraodivolo

Ciao, sono Giulietta! Assistente di Volo, Blogger e Travel Vlogger, amo scrivere della mia professione, aiutare le persone a far decollare la propria carriera come Assistente di Volo e creo video delle mie avventure di viaggio. Amo la Thailandia, i gatti e collezionare momenti di vita incredibili!

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