Passeggeri 2.0

Siamo entrati, e viviamo in pieno, l’epoca sterile e codificata del volo, dell’aeroporto fatto di codici di prenotazioni, codici a barre, pesi e misure del bagaglio, abbreviazioni.

Rotture di scatole.

Chi ci lavora intorno -agli aerei, non ai codici-, ha adottato anche questa presunta lingua aliena e oggi la usa con orgoglio, lasciando lo spelling con le città ai poveri.

“A che ora  atterri a FCO? Alle 11 local o utc? Mi dai il tuo PNR che ti faccio il check-in online? Ma si può mettere un PETC in OWE? E’ standard? Consulta l’OM”

E’ inquietante, una roba senza fine che ha un intero articolo dedicato qui.

Comunque dicevo.

In questo marasma di codici e gente che si deve muovere e spostare di corsa (che poi ma dove vanno tutti così di fretta?), insomma nel secolo dove si incrociano i tanti passeggeri e  i (pochi) viaggiatori, nella vita facile col cellulare in mano  dove ci pare tutto comodo  ma è tutto poi lontano dall’essenziale io mi domando, mentre lo osservo seduta sul mio strapuntino, cosa ci faccia ancora quel segnalino luminoso acceso sulla testa a segnare i nostri peccati: una fottuta sigaretta.

Seriamente?

Una sigaretta.

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Il famoso “no smoking” per intenderci, che alcune compagnie aeree hanno poi sostituito con l’icona del cellulare, ma che però poi hanno comunque dovuto rimetterla da qualche parte lo stesso quella povera sigarettina perché  quelli che provano a fumare in volo non hanno mai smesso di crederci.

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Ieri posacenere, oggi pseudo maniglia per bagno

I nostri peccati irrinunciabili,i nostri vizi. Ci hanno tolto la nicotina in volo, però ci hanno dato il cellulare.

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Ci stanno dando anche il wi-fi in alcune realtà, quelle che hanno già capito come gira e come investire il cash. Praticamente se il nostro aereo prima era l’unico posto dove potevamo isolarci da questa schiavitù ora ci hanno simpaticamente fregato.

Se da un lato può sembrare una figata pazzesca farsi i selfie a FL360 e inviarli in tempo reale, dall’altra quello che sembrava un ambiente sospeso, magico, senza spazio ne tempo… non lo è più.

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Che siamo così presi su whatsapp che nemmeno “ci rendiamo conto che”.

Che stiamo facendo i controlli di sicurezza, per esempio.

Ci facciamo spintonare dalla coda mentre guardiamo i post inutili di Facebook , i rapporti si fanno freddi e fastidiosi, ci togliamo le scarpe, la cintura e forse la dignità per colpa di alcuni invasati che hanno trovato nella crudeltà della sottrazione della vita altrui la loro forma di appagamento verso una vita che forse gli appare così vuota.

E così scivoliamo anche noi in questo flusso di gente che deve entrare in airside, tutti seccati dall’infilare tutti i nostri gingilli nella vaschetta senza pensare che questo è il piccolo grande prezzo che paghiamo ogni giorno per colpa di qualche cervello nato marcio nel mondo.

Passiamo un pezzo di carta che ci siamo stampati a casa con un codice a barre, siamo tutti in coda e smaltiti come su una catena di montaggio.

Barcellona, gate 6.
Roma FCO, uscita 14.

Dove vuoi andare?

Se vuoi vedere il diverso ormai devi volare molto lontano.

Siamo mescolati e poi dimezzati, movimentati. Mossi alla svelta, è un processo che va smaltito fluido, sono vite che vanno mandate via in orario.
Là fuori non lo sai, ma là fuori da quella vetrata impenetrabile c’è un mondo.
Ma tu non te ne rendi conto. Perché ti hanno reso il volo una cosa banale e, fondamentalmente, quasi una rottura di coglioni.
Praticamente i tuoi pensieri diventano correre al gate, comprarti l’acqua, passare via il duty free che poi vende sempre le solite tre stronzate fatte per “quelli che conta il logo”. A proposito. Cioccolato, alcolici, profumi. Ma è questo che ci serve veramente per viaggiare? (a parte il cioccolato) E’ questo che ci serve in valigia per spostarci fisicamente da un luogo all’altro?
E dove sono finite le cartoline con le hostess? Dove sono i modellini degli aeroplani, le bandierine, dove sono finiti i vasti confini e il brivido?

Dove sono finiti i nostri sogni?

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Poi ci rimettiamo in fila al gate, c’è chi si mette ansioso in piedi, c’è sempre l’arrogante che chiede informazioni all’addetto sbandierando al vento le sue frustrazioni, c’è chi si perde in giro per i negozi, c’è una coda di gente che aspetta.

E ci sono io che guardo attenta.

Fondamentalmente perché sono curiosa.

Sono curiosa di questi passeggeri e quando mi mescolo tra loro ci ficco il naso e i sentimenti. In mano hanno i telefoni e mandano dei messaggi vocali tipo:
“Mi sto imbarcando”.
“Ti dico quando sono sull’aereo”.
“Sembra in orario”.
Uno ha in mano un libro, la mia sfida diventa leggere il titolo del libro per vedere se magari l’ho già  letto per poi scambiare due parole. Non so perché ma più detesto la società e più amo parlare ad anime sconosciute.
Ora ho in mano anche io il cellulare, mi faccio un selfie e mi sento cretina a farmi una foto, ma poi penso che se  dobbiamo ballare sulle piste dell’egocentrismo allora facciamolo, e chi se ne frega. Oggi le regole si dettano sui social, anche quando si vola.
Penso che si debba vivere nell’equilibrio per sopravvivere in questa era, un pochino egocentrici e un pochino ad ascoltare la nostra vera anima, echecavolo, fatelo ogni tanto!

Ci mettono poi stipati in un bus a toccarci e sfiorarci e io provo solo distacco.
Guardo la mia valigia, quante ne ha passate.
Quel manico aggiustato tanti anni fa funziona ancora. Quelle ruote consumate tra luoghi di cui nemmeno ricordo il nome girano ancora. Io giro ancora. Tutto pare essere sempre nel posto giusto e nel momento giusto.

Scendiamo dal Cobus per salire in aereo e c’è chi corre e chi fa foto. C’è chi si lamenta.
Non so perché la gente si lamenti così tanto. Io vorrei tanto dirgli di non lamentarsi, perché solo il fatto di essere vivo, di avere gambe per camminare e voce per parlare dovrebbe solo questo farti in realtà tacere, ma non posso mai farlo perché o sono in uniforme o sono passeggera, quindi tengo questi pensieri per me.

Passeggeri, anime di passaggio, anime modificate nate dalla bramosia dello spostarsi e dell’avventurarsi diventate poi semplici numeri da movimentare, occhi che non osservano, occhi incollati sempre su uno schermo perché forse sì, siamo tutti sempre connessi ma non siamo mai con chi cavolo vorremmo essere veramente.

Anime che dovrebbero solo chiedere un posto al finestrino anziché battere con cattiveria sulla tastiera del laptop scrivendo cose che non hanno voglia di scrivere.

Anime che dovrebbero guardare fuori.

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L’altro giorno c’era un tale passeggero che alle uscite di emergenza voleva tenere il suo portatile in mano e usarlo durante il decollo.
Quando l’ho invitato a mettere il suo portatile in cappelliera ( o infilarselo in quel posto) mi ha detto:
“lei signorina non sa che questo è un pc da 1.500 euro. Sicuramente lei non usa questa roba di qualità, quindi non dà valore alle cose, quindi non sposto il mio portatile da qui per metterlo in un posto dove lei sicuramente me lo fa rompere.”
In quel momento mi sarei potuta incazzare giusto?
E invece no.
Io mi sono sentita fortunata.
Di sentirmi viva e di sapere che queste sono tutte grandissime stronzate. Fortunata di non essere nata così cogliona.
Che tutti dobbiamo curare i nostri beni, ma dobbiamo curare maggiormente la nostra anima.
Poi invece però è salita una signora molto anziana, con la carrozzina. Una charlie, per quelli del settore.
Mi ha detto che ero bellissima, io mi sono inginocchiata davanti a lei per vedere quegli occhi profondi nascosti tra le rughe e le ho preso la mano.
L’ho amata. Poteva essere mia nonna, forse la mia bisnonna non lo so, ma aveva un cuore puro. Mi ha detto che se avesse avuto una nipote, l’avrebbe fatta diventare una hostess come me per esserne fiera.
Allora mi sono commossa.

Mi sono sentita orgogliosa di quello che faccio.
Per me potete continuare pure a volare così. Seccati, stretti nei vostri sedili quanto nelle vostre vite oppure gioiosi di spiccare il volo. Potete continuare a volare con i figli lobotomizzati su un palmare a schiacciare palline quando potreste invece mostrargli le città dall’alto, oppure potete continuare a volare con la mente del viaggiatore e abbandonando quella del turista, non mi interessa.

E’ grazie anche a voi se io esisto per quella che sono e se io volo.

Allora un pochino vi odio, un pochino vi amo. Passeggeri.

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maditerraodivolo

Ciao, sono Giulietta!
Assistente di Volo, Blogger e Travel Vlogger, amo scrivere della mia professione, aiutare le persone a far decollare la propria carriera come Assistente di Volo e creo video delle mie avventure di viaggio.
Amo la Thailandia, i gatti e collezionare momenti di vita incredibili!

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