I due Volti. Storie di amicizia.

“Le nostre valigie erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevamo molta strada da fare. Ma non importava, la strada è la vita.”

-Jack Kerouac –

Infatti. Le sue valigie giacevano ancora sul pavimento, buttata dentro c’era ancora la  roba invernale che arrivava direttamente da Londra. Me lo raccontava mentre ce ne stavamo in casa alle due di notte a colmare l’abisso nello stomaco causato dall’alcol.

L’altro ragazzo stava seduto di fronte a me a disegnare su un pezzo di carta,perduto chissà dove con la sua fantasia . Temevo di incrociare di continuo il suo sguardo perché era come portare via un pezzetto di me stessa e della mia sicurezza ogni volta che le mie pupille si ingabbiavano nelle sue.

La casa che avevano affittato i due ragazzi, sorgeva dietro la pista dell’aeroporto, loro ci vivevano ma non sapevano che dieci anni prima io mi nascondevo proprio lì, a guardare gli aeroplani.

Quando ghiacciava a fine novembre nel 2005, montavo il mio primo teleobiettivo sulla mia prima reflex e lo ficcavo tra i buchi della rete aspettando lentamente le ore prima che passasse un cazzo di aereo. Faceva freddo e spesso scendeva la nebbia, inoltre io non ero molto brava a far foto;  alle cinque infine il sole tramontava e allora chiudevo tutto in auto e tornavo a casa, sognando ancora il rombo dei motori passarmi tra i capelli. Imparavo a riconoscere gli aerei. Volava sempre l’md 80, i jumbolini e l’atr. Il sabato ci spostavamo a Brescia per vedere il 747 e mi ero fatta qualche amico. A dire il vero stava nascendo una vera associazione di fotografi di aeroplani, che oggi si chiamano spotter (all’epoca invece eravamo andatevene-via-non-si-possono-fare-foto).

Niente Facebook, niente viaggi, capelli tinti di blu, un lavoro opprimente, una macchina che cadeva a pezzi. Avevo però un cuore che iniziava a plasmare il suo cammino.

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Ero talmente fulminata e in trip con queste macchine volanti che ogni cosa l’associavo al volo. Quando partivo da quel luogo per tornare a casa,  incrociavo sulla strada un agriturismo e leggevo sull’insegna “i due voli“. Del resto non poteva che chiamarsi così dato che poco distante da lì, si trovava un altro locale chiamato “cielo azzurro” . La fantasia.

Quell’agriturismo per me è rimasto i “due voli” per anni.

In quegli anni poi, sono partita.

“Se sono stato così lontano, è stato solo per salvarmi.”

Cesare Cremonini

 

Dicevo, me ne sono andata.

Infatti, un paio di anni dopo, me ne stavo sul lungomare di Latina a prendere il sole con un grande cappello in testa: sotto quello c’era solo tanta spensieratezza e leggerezza. Ero un’anima in viaggio, avevo iniziato a fare lungo raggio e, anche se vivevo a vicino a Malpensa, quando avevo un giorno OFF scappavo via col treno giù, sempre più giù, fino a che il mare non diventava davvero azzurro e la pizza era gustosa da mangiare.

Nord, sud, l’Italia era casa mia ma lo era anche il mondo.

Ero avida di scenari, avida di sorrisi, avida di sapori diversi.

Sì che sentivo l’odore dell’Africa e cercavo le conchiglie dell’oceano indiano.

Le valigie si disfacevano e rifacevano come chi nella sua quotidianità lava i piatti di casa.

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Ho dovuto imparare presto a dire addio. Addio ad amori, addio a luoghi, addio a aeroplani. Gli aeroplani mi portavano sempre più lontano. Una volta avevo scritto su un foglio “cerco il centro del mondo retta da peso contro portanza” e ancora oggi, se la sussurro, a ogni chiusura di labbra sento il sapore dolce del miele.

Non ho mai perso il vizio di fare disegnini e scrivere cose un po’ ovunque mentre volo e forse questa e una fortuna, perché so che la mia mente non e ancora sazia.

Stavo parlando dei miei addii. Quanto noi assistenti di volo dobbiamo imparare a dirlo presto. Quante volte. Addio a case, a stazioni, treni, visi, sensazioni. Però, poi, qualcosa ti riporta sempre a ripassare sul tuo passato, come se volesse ricordarti che alla fine il mondo e rotondo e non puoi certo desiderare di metterti a rotolare anche nello spazio cosmico.

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Roma, per esempio, per me non sarà mai un addio. Questi due ragazzi che hanno preso casa vicino la pista me la ricordano tanto. Mentre uno guidava in questa notte ghiacciata del nord Italia e l’altro gli dava finte lezioni di guida, io scivolavo nei sedili dietro e mi facevo sempre più piccola, guardavo sfrecciare via i lampioni e all’improvviso mi ritrovavo ad avere 23 anni, quando una sera appena arrivata nella mia casa di Fiumicino dei bei ragazzi appena conosciuti e futuri colleghi, portavano a spasso me e le mie amiche sfrecciando con l’auto sul lungotevere; poi c’erano sorrisi, c’erano bevute colossali e c’erano attrazioni segrete tra tutti noi che poi finivano con lunghe sedute di jumpseat therapy perché la cotta si bruciava con una scopata in qualche anonimo hotel durante una sosta tra un volo e un altro.

Uno di questi due ragazzi mi scrisse un anni fa per il blog. Voleva diventare assistente di volo. Poi così, pochi giorni fa ci siamo trovati in aereo insieme, in uniforme. Lo dicevo che il mondo e rotondo e ti porta sempre in qualche direzione precisa, a patto che tu sappia da che parte tira il vento.

Quando prima parlavo delle valigie di Londra mi riferivo alle sue. Stanno ancora lì, a segnare il passaggio della vita. A ricordare che le cose accadono, e appena sono accadute sono già ricordi.

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Anche l’altro, quello che disegna perso nel suo mondo, me lo sono trovato seduto sullo strapuntino con me un giorno. Ha iniziato a prendermi per il culo perché leggevo un annuncio ai passeggeri accucciata a terra nascosta dalla paratia anziché sedermi. Da quel momento gli ho voluto bene. Mi ha chiesto se conosco Latina. Ho riso tanto, la conosco anche troppo. La dove per me splende sempre il sole (e mille dolci ricordi).

L’altra sera dopo i giri in auto insieme, le bevute, le risate e la consapevolezza che avrei scritto tutto questo guardando le stelle dal balcone di casa loro (ormai lo dico sempre più spesso che ho trent’anni per niente), sono ripassata davanti a quell’agriturismo. Per la prima volta nella mia vita mi sono accorta che si chiama “i due volti”, non “i due voli”!

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Dieci anni fa aveva senso si chiamasse nella mia fantasia due voli in effetti. Oggi invece scopro che si chiama volti, due per la precisione. Eccoli qui i miei due volti, nel mio bellissimo presente dove siamo pronti per decollare ancora condividendo un pezzo di strada insieme, o meglio un pezzo di pista.

 

Ai miei colleghi – e amici – L&F

e a tutti i colleghi che hanno diviso un pezzo della loro vita con me.

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maditerraodivolo

Ciao, sono Giulietta!
Assistente di Volo, Blogger e Travel Vlogger, amo scrivere della mia professione, aiutare le persone a far decollare la propria carriera come Assistente di Volo e creo video delle mie avventure di viaggio.
Amo la Thailandia, i gatti e collezionare momenti di vita incredibili!

3 Comments
    1. E’ il mio appuntamento provvisorio con la vita questo blog in un momento così importante della mia strada….tra un km vedrò avvicinarsi il casello e, l’uscita per “Lavita” aprirà la sbarra bianca e rossa…

      La quotidianità offre la giusta ispirazione per riflettere nel modo adeguato…. è per questo che negli ultimi metri, a ritmo svizzero leggo e scrivo due righe su questo spazio, dal mio tavolino alla finestra del solito Mcdonalds.

      Non esite ragione precisa per cui proprio qui sopra io scriva. Ci sono cose per le quali a volte mi fermo un secondo, mi gratto la testa e riparto…. E questa è una di quelle volte. Qualche giorno fa mi sono accorto che cliccando sui link di questo sito il mio punto di vista cambiava e ballava la Lambada….è raro che mi stupisca degli elefanti vestiti di rosa.

      Adesso mi fermo a mettere carbone alla mia vecchia panda.

  1. E’ il mio appuntamento provvisorio con la vita questo blog in un momento così importante della mia strada….tra un km vedrò avvicinarsi il casello e, l’uscita per “Lavita” aprirà la sbarra bianca e rossa…

    La quotidianità offre la giusta ispirazione per riflettere nel modo adeguato…. è per questo che negli ultimi metri, a ritmo svizzero leggo e scrivo due righe su questo spazio, dal mio tavolino alla finestra del solito Mcdonalds.

    Non esite ragione precisa per cui proprio qui sopra io scriva. Ci sono cose per le quali a volte mi fermo un secondo, mi gratto la testa e riparto…. E questa è una di quelle volte. Qualche giorno fa mi sono accorto che cliccando sui link di questo sito il mio punto di vista cambiava e ballava la Lambada….è raro che mi stupisca degli elefanti vestiti di rosa.

    Adesso mi fermo a mettere carbone alla mia vecchia panda.

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