Sono una corporate flight attendant: il racconto di Tati

Tati è una  corporate flight attendant che ho conosciuto in rete. E’ una persona molto piacevole, mi ha scritto lei per caso e siamo diventate amiche di chat. Si dice così?

Incuriosita dal suo settore, mi sono permessa di chiederle di buttarmi giù due righe per il blog e lei mi ha lasciata piacevolmente stupita con un bellissima testimonianza, pertanto ho deciso di dedicarle un articolo intero.

Del resto, siamo tutti curiosi del mondo business dell’aviazione!

Benvenuti a bordo dei jet privati!

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Una delle cose che ricordo come fosse ieri è che quando venivo sbattuta da un lato all’altro del pianeta pensavo sempre “voglio andare a lavorare alle Poste con un orario fisso e mettere francobolli sulle buste tutto il giorno”.

Non esiste pensiero più idiota che io abbia mai potuto fare, con tutto il rispetto per chi lavora alle poste, ma non fa per me.

Il mio cervello è difficile e vuole sempre quello che non ha e la mia vita da hostess era un brivido.

E valeva la pena viverla in ogni istante.

Perché quando ero a casa mi godevo i momenti a terra, come una cena con gli amici o una manicure dalla mia estetista, come se non esistesse un domani. Quando ero in volo mi godevo il volo e le orecchie otturate e immaginavo il prossimo letto lussuoso in cui avrei dormito. Quando ero in hotel mi godevo la vacanza in ogni istante sapendo che poteva essere l’ultimo. Perché è di questo che si tratta, si vive solo il presente quando si fa questo lavoro, non si fanno programmi MAI. Se ti invitano a una festa che inizia tra due ore rispondi sempre “se ci sono passo” e se poi passi davvero hai sempre e comunque la valigia in macchina. O magari tra due ore sei già in volo verso un posto che non sai nemmeno dove sia.

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Non esistono i roster, non esistono ferie pianificate mesi prima, non esiste niente. Nella tua vita, improvvisamente, conta solo il “tuo” aereo, i tuoi passeggeri affezionati, il catering da preparare, la prossima destinazione da scoprire o lavare i vestiti pregando di avere il tempo di farli asciugare.

Lavorare sui jet privati per me è una vocazione.

La prima domanda che mi hanno fatto al colloquio è stata: “hai un fidanzato?”; quando ho risposto di no, hanno esclamato “bene! E non ne avrai!”.

Non ha nulla a che vedere con le assistenti di volo che lavorano sugli aerei di linea, alle quali è permesso avere una vita. E’ un lavoro spesso ingrato, che ti fa pensare “ma chi me l’ha fatto fare” almeno una volta al giorno. Ma poi quando sei in mezzo alle nuvole all’alba e vedi il sole gigante che sorge, o quando atterri su piste nuove e ti godi lo spettacolo delle lucine da privilegiato, quando mangi caviale pregiatissimo avanzato ai passeggeri o quando sei in un hotel a 5 stelle per una settimana ed è tutto pagato, e anzi ti pagano pure per starci… insomma, cosa vuoi di più dalla vita?

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Non è un lavoro per tutti. Mantenere vivi i rapporti con gli amici diventa difficile, dopo un po’ smettono di cercarti perché tanto non ci sei mai, la tua famiglia non riesce a capire dove sei, si preoccupano perché spesso non hai nemmeno il tempo di avvisarli che stai andando dall’altra parte del mondo, in Africa, non hai internet, il telefono prende quando vuole lui, nessuno ha tue notizie per tre giorni. Poi spiega tutto questo ogni volta a tua madre!

Volete un esempio?

Due del mattino, telefonata del servizio operazioni (io dormivo con il cellulare sul cuscino e non quando ero reperibile… io ero sempre reperibile). “Puoi essere in aeroporto alle quattro? C’è un volo per Faisalabad, portiamo un morto. I passeggeri vivi vogliono mangiare indiano”. “Si si ok arrivo”. Chiudi la chiamata, cerchi di capire se stavi sognando e in che città ti trovi. Ha detto morto? Si, ha detto proprio morto. Ok sei a casa. Ok la valigia è pronta. Indiano??? Vogliono mangiare indiano. Mentre ti lavi i denti con l’altra mano cerchi su google un ristorante indiano aperto 24 ore su 24, telefoni e ordini tutto quello che puoi ordinare e dici che passi tra mezz’ora.

Trousse del trucco in borsa perché ancora ti lacrimano gli occhi dal sonno e l’eye liner non reggerebbe, vestita, più o meno lavata, scendi da casa. Vai in aeroporto, arrivi con ancora il segno del cuscino sulla faccia e un sacco di roba che puzza di curry e curcuma (alle tre del mattino vi assicuro che viene il vomito). Vai nell’hangar, prepari elegantemente i vassoi con il cibo che fa puzza, e mettiamo i fiori su ogni poltrona che fa elegante, sistema l’aereo, pulisci la toilet, truccati, vai a comprare i giornali al duty free che te li sei dimenticati cretina, prepara il frigo con le bevande, prepara i sandwich per comandante e copilota, metti da parte qualcosa pure per te magari… Sarà un volo lunghissimo… Google, dov’è Faisalabad? Ah Pakistan, fantastico. Sono le quattro, dove sono i passeggeri? Arrivano i colleghi, dobbiamo andare a Zurigo a prendere i passeggeri. Ho fatto tutto? Dimenticato niente? Mi sta venendo un infarto, non so più nemmeno come mi chiamo… No ho tutto, andiamo, portellone chiuso. Decolliamo. Arriviamo a Zurigo. E… volo rimandato a domani!

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Questo volo rimandato a domani. Sono solo le sei del mattino, magari i passeggeri ci ripensano, restiamo in aeroporto ancora un paio d’ore per essere sicuri. Dopo due ore ci arrendiamo e andiamo a fare il check-in in hotel. Ti spogli, ti fai la doccia, ti butti sul letto sconfitta. Il Comandante ti chiama al telefono della stanza. Scendiamo a mangiare al ristorante che non si sa mai. Regola di vitale importanza: mangia quando puoi, dormi quando puoi, fai le cose che devi fare quando puoi. Abbuffati sempre e comunque, perché magari poi non per due giorni non avrai il tempo di mangiare. Come finisce questa storia? Finisce che a Faisalabad ci siamo andati tre giorni dopo , il catering è finito nella spazzatura e nel frattempo… ci siamo goduti la vacanza!

Giulietta mi ha chiesto di raccontare qualcosa sulla mia vita da hostess e per me è un grande onore. Ma è difficile spiegare come si vive, cosa si prova… oggi, che non volo più, sento una grande nostalgia e ripensarci mi fa quasi male per quanto era tutto così incredibile e bello.

Soltanto facendovi tanti esempi forse potreste capirlo davvero. La storia del Pakistan l’ho vissuta davvero, non c’è nulla di inventato anche se quando racconto questi episodi la gente stenta sempre a crederci perché siamo ai limiti della follia. Me ne rendo conto. Oggi faccio un lavoro diverso. Non metto francobolli alle Poste, ho comunque delle responsabilità e sono abbastanza soddisfatta della mia vita. Vita che ho cambiato per seguire il mio cuore e vivere un sogno. Questo sogno è da poco andato in frantumi e il primo pensiero che ho avuto, quando ho realizzato cosa fosse successo, è stato… Presto, mi devo rimettere in piedi… Devo tornare a volare.

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Tati, mi permetto di farti qualche domanda per aiutare i nostri followers interessati ad entrare in questo settore dell’aviazione!

1 – Hai iniziato la tua carriera come assistente di volo in business aviation o in linea?

Ho iniziato la carriera in business direttamente perché avevo un amico copilota che lavorava nella compagnia e mi ha dato una mano.

2 – Quali sono secondo te i requisiti fondamentali per passare con successo un colloquio nel settore corporate?

Requisiti fondamentali essere di bella presenza e curate nei minimi dettagli, essere sciolte.

3 – Come si svolge il colloquio?

Il colloquio è stato come una chiacchierata amichevole, niente più di un normale colloquio, ma mi hanno subito parlato di soldi spiegandomi che lo stipendio era misero ma ne valeva la pena.

4 – Lo stipendio è superiore a quello di un’assistente di volo in linea o inferiore? Rispetta le ore volate secondo te?

Lo stipendio faceva schifo, ma non è la stessa cosa in tutte le compagnie private, la mia era… come dire… un pò speciale!

5- Avevi già la certificazione quando hai iniziato o volavi senza certificazione?

Volavo e ho sempre volato senza alcuna certificazione, ho fatto solo due corsi, il crm e l’eset, ma che durano due giorni, niente di che.

6 – Pensi che sia preferibile conoscere determinate lingue oltre l’inglese?

Certamente conoscere più lingue apre piu porte come per qualsiasi lavoro, io ne parlo quattro di cui tre quasi come madrelingua (inglese francese italiano e spagnolo).

7 – Come si svolge la ricerca di un lavoro nella general aviation?

Per la ricerca del lavoro la conoscenza e i social media sono la via piu semplice, poi ripeto io sono entrata grazie a un copilota quindi non ho fatto grandi ricerche, è stata piu che altro fortuna!

Grazie per la tua testimonianza Tati!

Flight attendant Jane Chu poses for a photograph in EADS Airbus A318 Elite business jet displayed on the tarmac of the Business Aviation Center during the Asian Aerospace International Expo and Congress in Hong Kong, China, on Wednesday, March 9, 2011. Asian Aerospace 2011 takes place over 3 days in Hong Kong from March 8 to 10. Photographer: Jerome Favre/Bloomberg *** Local Caption ***

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maditerraodivolo

Ciao, sono Giulietta!
Assistente di Volo, Blogger e Travel Vlogger, amo scrivere della mia professione, aiutare le persone a far decollare la propria carriera come Assistente di Volo e creo video delle mie avventure di viaggio.
Amo la Thailandia, i gatti e collezionare momenti di vita incredibili!

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