Un’inviata speciale alle selezioni Emirates! – terza parte –

Quando la sveglia suona alle quattro c’è solo una frase che mi viene in mente dalla sera prima, vista da qualche parte su Facebook:

“Vado a letto, domattina devo incazzarmi presto!” oppure “Se fossimo stati creati per schizzare fuori dal letto appena svegli, dormiremmo tutti nel tostapane!”.

Il fatto è che davvero, alle 4 non ce la posso fare. Eppure sono più di otto anni che cerco, invano, di adattare questa tortura al mio corpo.

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In ogni caso mi sto già lavando i denti mentre penso alla frase giusta per inaugurare una lunga giornata, la mia giornata della final interview Emirates!

Per recarmi a Fiumicino ho prenotato un volo che parte anche a un orario decente ma considerato che: devo arrivare in aeroporto in auto, trovare un parcheggio, camminare e sfidare le mie sfighe quotidiane con i ritardi o varie/eventuali, mi ritrovo in auto alle 5 della mattina con il caffè caldo nel thermos e i capelli strizzati nel mio solito piccolo e infelice chignon.

Quando arrivo in aeroporto e salgo in aereo, mi siedo in mezzo ad altre persone che viaggiano per lavoro. Le riconosci sempre le “persone che viaggiano per lavoro” perché sono serie, non ridono, non si scompongono, hanno in mano i loro tablets o i loro computer e scrivono con fare rabbioso sulla tastiera, come se stessero inviando un documento di vitale importanza che contiene come oggetto qualcosa tipo: “SCOPERTO COME SFAMARE L’AFRICA E SCONFIGGERE IL CANCRO”.

Se solo per una volta, una singola e semplice volta, imparassero a staccare gli occhi dai loro aggeggi elettronici, alzassero lo sguardo e incrociassero la loro vista con lo spettacolo delle nuvole là fuori, se solo per un momento guardassero quanto diventano piccole le case e le città quando si vola, ecco che allora si renderebbero subito conto di quanto è meraviglioso il mondo e di quanto la loro e-mail non sia così davvero importante, del resto come noi tutti ogni giorno viviamo preoccupandoci di una marea di cose inutili.

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In ogni caso, scatto un paio di foto dal finestrino mentre atterriamo nella mia cara, vecchia, amata e a volte odiata Fiumicino.

Dopo l’atterraggio mi reco all’hotel Hilton, quello attaccato all’aeroporto per intenderci, e non quello dove dormivo qualche anno fa quando facevo la sosta con la vecchia compagnia aerea che sorge vicino al parcheggio.

E’ molto presto: il mio appuntamento è a mezzogiorno ma sono solo le dieci della mattina, quindi decido di passare il tempo e di combattere l’ansia facendo un paio di telefonate a due amiche. Inizia a piovere e il cielo diventa sempre più nero, il vento soffia nervoso e mi scombina lo chignon.

Alle undici e mezza salgo a uno degli ultimi piani dell’hotel e la scena che mi si presenta è l’opposto delle giornate delle selezioni di Milano: insieme a me, anziché una marea di persone, ci sono solo altre tre ragazze che aspettano il loro turno circondate da un silenzio che intimorisce.

Dopo un mese di attesa, finalmente ora solo una porta mi divide dalla “temuta” intervista finale.

Non pensiate che una come me, che vola da qualche anno e che scrive su un blog ,non tema comunque questo tipo di occasioni; anzi, sono un pochino come “il calzolaio che gira con le scarpe rotte”: sono io la prima a dover gestire l’ansia e nello stesso tempo ad autoconvincermi che alla fine “sono solo due chiacchere”.

Mentre rifletto su questo, due piccole “me” dotate di vocina spuntano nel mio cervello:

“Sono solo due chiacchere il cavolo!” Dice la prima

“ma smettila, devi solo rispondere a delle domande: domanda, risposta. Non sarà difficile!” Minimizza la seconda

“in inglese, oltretutto per un’ora filata e con una serie di domande mirate sulla tua precedente carriera” risponde a tono la prima voce

“stai zitta, paranoica!” urla l’altra vocina

“stai zitta tu, questa intervista può cambiarti la vita, idiota!” risponde l’altra.

E’ chiaro che odio il mio cervello.

“Eh avete visto che tempo schifoso c’è fuori?” mi ritrovo ad esordire con le altre ragazze sedute per mettere a tacere il casino che mi si è creato in testa.

Le altre ragazze iniziano a scambiare due parole con me cono tono gentile ed educato, ma è chiaro che l’unica cosa che ci importa in quel momento è entrare in quella stanza e finire questa pagliacciata il prima possibile.

Con una puntualità impressionante, a mezzogiorno preciso una ragazza mora si affaccia sulla porta e mi invita ad entrare.

Finalmente.

Il mio momento.

Ce la posso fare.

La ragazza mora si presenta a me con una gentilezza e calma che mi lascia impressionata. Il suo volto è stanco, ma la sua bellezza nasconde bene le ore di sonno che le sono sicuramente mancate negli ultimi giorni. Sarà lei ad intervistarmi oggi.

Mi fa accomodare,  tra me e lei ora c’è solo un grande tavolo freddo, pieno di carte e documenti, con un pc a lato dove mi dice che prenderà appunti mentre io risponderò alle sue domande.

Ma prima di tutto, la documentazione.

Emirates richiede di presentarsi all’intervista finale con una serie di documenti che ho riportato nel precedente articolo, ma nello specifico la reclutatrice pone molta attenzione alle fotografie.

Per questo ci tengo a darvi prima di tutto un suggerimento:

investite sulle vostre foto, non fatele in casa a meno che siate dotati di reflex e buon gusto. Nelle foto siate più belli e sorridenti possibili, dovete letteralmente brillare ed essere al meglio del meglio del… supermeglio! 

Dopo aver consegnato i documenti e aver compreso di aver mancato due fototessere perché “prima erano sei ma questo mese sono diventate otto” e aver concordato di inviarle con una e-mail, inizia la mia intervista.

La ragazza mora scruta il mio curriculum preparato in inglese e dopo una breve letta, esordisce chiedendomi come mi sono sentita quando ho perso il lavoro a causa del fallimento della precedente compagnia aerea.

Che è un pò come chiedere a qualcuno: “come stai, so che ti è appena morto il cane!”

Le rispondo onestamente. Stavo male. Avevo perso non solo un lavoro che amavo, ma anche delle persone meravigliose. E una palata di soldi aggiungo ora, che però non ho menzionato. Le ho detto che perdere il lavoro mi ha dato la forza di aiutare gli altri, che mi sono fatta migliaia di ore in ambulanza come volontaria e che ho imparato a dare un profondo valore al significato di dignità, economica e sociale che sia.

E che ora avevo voglia di rimettermi in pista e ritrovare il mio posto nel mondo.

Poi mi chiede perché vorrei lavorare per Emirates.

-Perché state assumendo?- mi viene da pensare in via sarcastica, ma cerco di rimanere professionale anche se sento che il cerotto che ho intorno alla bocca si sta sempre di più allentando.

Allora rispondo la verità, cioè che penso che sia un’ottima compagnia aerea e inizio a snocciolare tutti i punti di forza della loro prestigiosa azienda, come da copione (basta guardare qualche loro video su Youtube per prendere la giusta ispirazione).

Dopodiché mi domanda come mi sentirei a lavorare con persone più giovani di me che però hanno una anzianità aziendale più lunga della mia, che in parole povere significa: “te la senti dopo 8 anni di carriera in aviazione di sentirti dire da uno di 22 anni come si fa il servizio di bordo?”

Le rispondo che anche se ho anni di esperienza, posso solo che imparare qualcosa di nuovo ogni giorno dai colleghi e che comprendo le regole dell’anzianità e la gerarchia presente a bordo degli aerei. Le dico che sono entusiasta di imparare a lavorare a bordo di un aereo prestigioso come l’Airbus A380 e che ho una mente calma e aperta alle novità.

Vi suggerisco di utilizzare sempre aspetti positivi durante la vostra intervista e di mostrarvi onesti ma brillanti. Dovete sempre dimostrare che volete a tutti i costi quel lavoro, ma che siete pronti per affrontarlo con umiltà, gioia e determinazione.

L’intervista si basa su domande specifiche. Dovete sempre fornire esempi pratici di esperienze lavorative passate ed entrare nei dettagli. Vi suggerisco di puntare sulle vostre esperienze di assistenza al cliente e mai, mai, MAI parlare male di vecchi colleghi o clienti rompipalle. 

Le domande ruoteranno tutte intorno a ciò:

  • momenti lavorativi dove avete avuto difficoltà  e dove avete usato il problem solving
  • momenti lavorativi dove avete fatto qualcosa di extra per risolvere un problema o un conflitto
  • gestione dei conflitti tra colleghi

Finita la fase delle precedenti esperienze, la ragazza mora mi chiede come penso che sia lavorare con persone che vengono da tutto il mondo e come vedo la religione musulmana (perché ovviamente poi si viene basati a Dubai).

Questa fase è importante, perché dovete avere davvero una mentalità aperta e socievole e non dovete mostrarvi mai ostili nei confronti di altre culture, etnie o religioni. E’ un aspetto importante e dovete essere onesti con voi stessi perché poi quando sarete a bordo le diversità culturali si noteranno e voi dovete imparare a gestirle con serenità!

Mi viene anche chiesto cosa penso di Dubai e se so cosa aspettarmi da quella città.

Dopo questo gruppo di domande, mi viene chiesto come gestisco lo stress fisico e mentale, anche se poi capisce che volando da anni e avendo fatto anche lungo raggio, ho già imparato a cavarmela con la stressante “vita da hostess”.

Un consiglio che vorrei dare a tutti voi è quello di capire benissimo il lavoro che andrete a fare. 

Fare l’assistente di volo significa fare cose fighissime e fare cose schifosissime allo stesso tempo, e vi deve entrare nella testa fin da subito. 

Magari vedrete New York, oppure andrete a visitare l’Africa e conoscerete migliaia di persone fantastiche, ma lo farete lavorando sodo, con ritmi frenetici e orari impossibili. Tutto questo con il male ai piedi, la pancia gonfia, il trucco impeccabile e un sorriso sulle labbra. 

Ricordatevi che nulla è impossibile ma niente è facile, e per ottenere grandi risultati dovete fare sempre grandi sacrifici. 

I reclutatori vogliono sentirsi dire che avete compreso il lavoro e che siete pronti a gestire il vostro corpo in maniera salutare e siete pronti ad affrontare il lavoro vero e proprio e la vita di Dubai- che non è tutta una gran meraviglia come molti credono. Dovrete capire fin da subito che sarete lontani da casa e dai vostri affetti: questo -credetemi- vi peserà da morire, quindi pensateci bene perché molti scappano dopo pochi mesi e i reclutatori non vogliono persone così.

Quindi ricapitolando:

Siate empatici, propositivi, entusiasti, professionali, educati e umili.

Parlate con in cuore e il cervello.

SORRIDETE!

La mia intervista dura 40 minuti, dopodiché la parola passa a me e la gentile ragazza mora, che ha scritto al pc tutto il tempo mentre parlavo, mi chiede se ho delle domande.

Le chiedo di media quanto rimangono le persone in compagnia e la risposta è che varia molto anche dalla provenienza di queste persone. Per esempio, mi spiega che alcuni provengono da aeree del mondo povere, pertanto il loro stipendio serve a sfamare anche la famiglia che è rimasta a casa e che quindi continuano per molti anni. Altri, proventi da aeree del mondo più ricche, si fanno uno o due anni di esperienza e poi abbandonano perché si ritengono soddisfatti e preferiscono proseguire la carriera più vicino a casa. Altri ancora si sposano a Dubai o ci portano la famiglia e vivono e lavorano lì felicemente da anni.

Le chiedo anche se è felice di fare la reclutatrice. Questa domanda la spiazza. Mi dice che come me ha volato per alcuni anni e che è felice di questa opportunità di carriera che le è stata data, ma se devo essere onesta non so se fosse stata una risposta sincera, in ogni caso mi ha ringraziata per la domanda.

Alla fine i reclutatori sono persone come noi, mica degli stronzi mostruosi psicopatici.

Lei mi ringrazia, io le stringo la mano e la saluto con gioia.

Esco dalla stanza e mi crolla la stanchezza addosso, in me ora aleggia una sensazione di leggerezza impagabile e mi domando se alla fine mi è sembrata più una chiaccherata cordiale che un vero e proprio colloquio di lavoro con una delle compagnie aeree più grandi del mondo.

Non ho detto alla ragazza che ero una blogger e che sono felice di vivere in Italia.

Non le ho detto che sono una testarda che ama questo lavoro da matti ma che ama anche la sua vita privata, che coltiva giorno dopo giorno la gioia delle piccole cose e che ha una maledetta e costante nostalgia dei propri affetti, gatto compreso.

Forse sono una debole.

O forse ho solo trovato il giusto equilibrio tra il lavoro e la vita fuori dal lavoro.

Se vivessi a Dubai, mi mancherebbe troppo correre nei campi, vedere la mia amica, prendere la mia auto e guidare nella notte a tutto volume tornando a casa dopo 6 giorni di lavoro, abbracciare la persona che amo. Mi mancherebbero i miei trent’anni vissuti da trentenne.

In ogni caso, sono solo scelte, non vanno nemmeno prese troppo sul serio.

Auguro a chi vuole realizzare questo sogno di mettercela tutta e di organizzarsi in tempo per farlo. Ricordo a tutti che siamo solo noi ad imporci i nostri limiti e che dovete lottare per le vostre ambizioni, senza ferire gli altri ma guardando avanti con saggezza e determinazione il futuro.

Ho testato di persona le selezioni perché è stata una sfida per vedere se riuscivo a rimettermi in piedi dopo tutto e sono riuscita a passarle con successo, ne ho fatto tesoro e ho creato questi tre articoli informativi per dare uno spunto, una riflessione, un aiuto a tutti quelli che vogliono (permettetemi la franchezza) mettere le chiappe su un aereo gigantesco e iniziare (o proseguire) questa fantastica carriera.

Io sono felice qui, ma voi dove siete felici?

Un abbraccio e un in bocca al lupo a tutti.

Grazie per aver letto questi tre articoli in tutto il mondo.

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Per leggere gli articoli delle selezioni Emirates clicca qui per la prima parte e qui per la seconda!

Per leggere 50 domande della final interview con le risposte migliori da dare costruite sulle proprie esperienze, puoi leggere la guida per diventare assistente di volo!

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maditerraodivolo

Ciao, sono Giulietta!
Assistente di Volo, Blogger e Travel Vlogger, amo scrivere della mia professione, aiutare le persone a far decollare la propria carriera come Assistente di Volo e creo video delle mie avventure di viaggio.
Amo la Thailandia, i gatti e collezionare momenti di vita incredibili!

15 Comments
  1. Tanti tanti auguri! Te lo sei meritata, sprizzi entusiamo e passione per questa professione da tutti i pori. Verissima quell’ultima citazione in fotografia. Le ambizioni portano avanti la nostra vita.
    Un grande in bocca al lupo per il futuro e, mi raccomando, non ti scordare di tutti noi che ti seguiano da sempre; sarebbe fantastico continuassi a darci aggiornamenti sulle fasi di training, su com’è la vita sugli A380, su Dubai.
    Spero che un giorno riuscirò, con tanta disciplina, determinazione e perseveranza, a realizzare il mio sogno proprio come hai fatto tu.

    Ciao e grazie

      1. Avevo letto che eri felice qui in Italia, ma pensavo che dopo tanti sforzi saresti comunque andata a fare una ‘capatina’ di un paio d’anni in uae.. 🙂 ma prima di tutto la felicità! se non la ritieni una domanda troppo indiscreta, posso chiederti per quale compagnia lavori?

  2. Wow il tuo blog mi toglie la tensione e l’ansia che già mi proietta al prossimo open day di Malpensa. Sei una scrittrice fantastica e riesci a mettere in luce con ironia gli aspetti più drammatici di queste selezioni. Spero tanto di farcela e riuscire a superare almeno la fase del cv 😆. Credo di sentirmi portata per questo lavoro anche se in verità ho fatto tutt’altro studio.. Sono laureata in psicologia credi che questa cosa potrebbe svantaggiarmi? Inoltre volevo sapere ma le ragazze del recruitment sono inglesi? Parlano bene inglese? È comprensibile quando parlano? Grazie!

  3. Io sono a Dubai e posso assicurarti che se stare in Italia è ciò che avevi nel cuore allora è giustissimo che sia così e ci stai guadagnando di affetti, salute e felicità. E’ una vita superpazza e per reggere i ritmi bisogna essere sicuri al 200%!
    Buona fortuna e molto bello il tuo blog!!! Lo leggo con piacere (tra l’altro mi hai fatto rivivere le emozioni di quel giorno dalla prima all’ultima!)

  4. Ciao! Innanzitutto grazie mille e complimenti non solo per questi tre articoli ma anche per aver passato le selezioni. Parteciperò all’open day di Roma a breve e navigando su internet mi sono imbattuta nel tuo blog che mi è veramente stato utile!!!! Spero di far bene come te anche se non ho mai lavorato in questo ambito. Un bacione e ancora grazie!

  5. Ciao! Ho superato le selezioni Emirates e il 15 luglio partirò per Dubai, penso di doverti ringraziare moltissimo perché sapevo più o meno cosa aspettarmi. La mia esperienza è stata un filino diversa, ne parlo nel mio appena nato blog, mi piacerebbe che ci facessi un salto e mi dessi qualche consiglio 🙂
    In bocca al lupo a tutte/i coloro che si avventurano nel mondo di Emirates per la prima volta, spero di vedervi a Dubai 🙂

  6. Oggi ho fatto le selezioni a Pescara ma purtroppo mi hanno scartato al primo step. 🙁 Credo che riproverò tra sei mesi…Leggere questi tuoi articoli mi ha però aiutato a superare il “rifiuto”! E seguire i tuoi consigli chissà, mi potrebbe aiutare ad andare avanti nelle selezioni la prossima volta. Scrivi davvero bene e sei simpaticissima! In bocca al lupo per il blog e per la tua scelta! Continuerò a seguirti. Grazie di cuore. 😉

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