Spacca un sacco, la vita da hostess

Perché dai, diciamocelo: ci sono cose che puoi fare solo se fai la hostess.

Non parlo di viaggi indimenticabili o del fatto che indossi quella bellissima uniforme.

Ci sono cose più speciali.

Tipo.

Le relazioni sociali: quale altro lavoro fichissimo ti permette di entrare in un aeroporto affollato e notare che tutti si interessano a te e ti si avvicinano rivolgendoti addirittura la parola!

“Scusi, dove sono i check –in?”

“Scusi, dove trovo gli autonoleggi?”

“Scusi, mi sa dire dove pago il parcheggio multipiano?”

La fama. Nessun altro lavoro ti da tutta questa notorietà!

Le prime volte ci provi: sei gentile e ti sbracci per capire dove mandare quel povero PSP*

*Passeggero, Santa Pazienza!

Poi passano gli anni, gli aeroporti, le uniformi. E adatti la tua risposta, perché tutta quella fichissima vita sociale aeroportuale non ti costringa a perdere tempo prezioso per arrivare in briefing room dopo che sei stato chiamato di riserva, hai parcheggiato in terza fila di fianco alla cargo city, hai corso mezza maratona e hai già la camicia sudata.

Allora ecco che quando diventi un CABIN CRU’ SENIOR, rispondi:

“Mi scusi, tantooo, Sir, ma io non lavoro qui, sono di passaggio, sorryyy, provi a chiedere al banco informazioni”.

E te la svigni via veloce.

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Spacca un sacco, la vita da hostess.

E poi, vuoi mettere avere il crew food?

No tipo, metti un impiegato.

Alla pausa pranzo ha un’ora di tempo che deve sprecare per andare al bar, scegliere cosa mangiare, trovare un tavolo, consumare il pasto, chiedere un espresso, fumarsi una sigaretta e aggiornare la sua pagina di Facebook.

Invece noi hostess abbiamo tutto lì, pronto all’uso, senza nemmeno doverci prendere la briga di apparecchiare. Non è fantastico?

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Apriamo un carrello e ci scegliamo il panino o la pasta chimica che l’azienda catering ci fornisce, o meglio che più o meno ci fornisce da tre anni con circa agli stessi gusti ed ingredienti. Forse cambiano il menu’ solo quando capita una rara congiunzione astrale.

Non è poi che il Comandante col suo pasto differenziato se la cavi meglio.

Comunque, quel panino lo scaldiamo e nessuno ci può togliere il piacere di cucinarlo in un vero forno!

Possiamo scegliere ben due temperature, mischiare gli alimenti (doppio prosciutto, aggiungo il pepe), cucinare il rancio per tutti insieme perché abbiamo svariate griglie e ottenere dopo 20 minuti un panino croccante che sa di.. forno di aereo e prosciutto al glutammato monosodico.

Oppure, dato che la vita da hostess è così ricca di opportunità e un giorno non è mai uguale all’altro, se vogliamo possiamo anche lanciarci all’avventura mangiando un tramezzino, sperando che la maionese non si sia già sparata 20 cicli di decolli e atterraggi tra Marsa Alam e Parigi.

Spacca un sacco, la vita da hostess.

Durante la nostra pausa pranzo, tra un annuncio di discesa e un caffè solubile portato al Comandante, possiamo anche noi usare il telefono cellulare, che in modalità aereo offre un sacco di opportunità tipo fissare a vuoto la schermata iniziale, cancellare dalle immagini qualche selfie fatto col culo o guardare che ore sono.

In effetti se sei hostess apprezzi un sacco i vecchi telefoni quando potevi giocare a Snake.

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Spacca un sacco, la vita da hostess.

Perché a volte i passeggeri ti lasciano anche dei regali!

Per esempio sono così gentili che ci lasciano delle riviste a bordo, ma non perché sono dei maleducati che pensano che a pulire l’aereo ci pensi mago Merlino, no no! Loro sanno che a fare quattro voli al giorno ci si annoia, allora ci lasciano i quotidiani e anche le più svariate riviste.

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Che la hostess la cui vita è piena di impegni e non ha tempo di andare all’edicola, si porta a casa per i momenti di pausa al cesso.

Poi vuoi mettere?

In una giornata puoi fare colazione in una città, pranzare in un’altra e cenare in un altro posto ancora, e questo ti da quella bellissima opportunità di sognare: sì, segretamente sogni solo di essere a casa tua, lanciare quelle scarpe a decolleté puzzolenti e fare una doccia per toglierti di dosso quell’unto che ti si fa sulla pelle a mo di pellicola che puzza di aereo.

Pensa che forza! Ci sono donne che pagano per farsi ungere la pelle e massaggiare, noi abbiamo l’unguento accompagnato dalle micro vibrazioni e dalla turbolenza gratis!!! E per giunta durante l’orario di lavoro!

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Spacca un sacco, la vita da hostess.

Non dobbiamo mai preoccuparci nemmeno di decidere cosa indossare la mattina.

E’ tutto lì, pronto da indossare.

Vietato essere deluse quando poi ogni volta scopri che le altre tue colleghe hanno deciso di abbigliarsi con le stesse identiche cose (che a loro stanno sempre meglio).

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La lavatrice ha iniziato a scioperare ultimamente perché dice che si è rotta le palle di lavare le solite camicie bianche, le gonne di poliestere e Gino, che è il mio pigiamino.

Giurerei di avere anche dei vestiti normali da qualche parte, ma ormai non so più in quale casa li ho messi.

Perché a noi hostess piace non avere dimora fissa, e questo a volte ci costringe a dover fare e disfare continuamente la valigia, cosa che porta via sempre un sacco di tempo.

Per esempio, io ho risolto il mio problema comprando tutto per tre.

Tre bottiglie di shampoo, tre di doccia schiuma, tre spazzolini.

Poi li metto strategicamente a casa dei miei genitori, a casa mia in affitto vicino l’aeroporto e a casa del mio ragazzo, così ovunque io decida di passare la notte, posso almeno lavarmi in pace.

E mentre mi lavo in pace, mi domando perché ci ostiniamo a usare parole come “glamour” quando si parla di questo lavoro.

Oggi salvo rare occasioni, la parola glamour non esiste, se non quel momento magico in cui arrivi in un albergo a quattro stelle e ti lanci nel letto.

Che non tutti hanno questa fortuna, di lanciarsi in un letto di hotel.

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Fatemi capire una cosa: dov’è che ci siamo persi per strada?

Adesso io non sto dicendo che voglio il pianoforte all’upper deck per farmi una suonatina e il Comandante con la faccia di Di Caprio che mi porta la borsetta della Pan Am, ma siamo arrivati alla frutta. Anzi, manco quella ci danno più a bordo ormai.

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Difatti ho anche perso il fascino della lotta alla banana, che ne nel cestino per l’equipaggio ne mettevano una in mezzo a mille mele marce. Alla fine se la mangiava la capocabina o il Comandante. Oggi l’hanno tolto e “se ti piace la frutta, portatela tutta – da casa”.

Questo lavoro è faticoso, ti prosciuga energie, ti altera l’umore, ti distrugge il fisico.

In più oggi lo facciamo anche per pochi euro al mese che usiamo per pagarci il parcheggio in aeroporto o l’abbonamento ai mezzi, l’affitto di una stanza e infine, con i 200 euro che ci rimangono, ci permettiamo IL LUSSO di tornare a casa a trovare la nostra famiglia, il fidanzato gli amici e il gatto.

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Non voglio più sentire il pippone solito che “oggi si deve guardare alla sicurezza” e che c’è la crisi, perché a volare ormai i passeggeri sembrano spesso bestie, gli aerei carri bestiame e noi i cani  da pastore che mordicchiano le caviglie dei poveri erbivori se non si sbrigano a salire e prendere posto.

A me sta roba fa un po’ schifo.

Facciamo che non diventiamo bestie pure noi membri dell’equipaggio.

E voi compagnie aeree, smettetela di fare un po’ come cavolo ve pare.

Spacca un sacco, la vita da hostess.

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maditerraodivolo

Ciao, sono Giulietta! Assistente di Volo, Blogger e Travel Vlogger, amo scrivere della mia professione, aiutare le persone a far decollare la propria carriera come Assistente di Volo e creo video delle mie avventure di viaggio. Amo la Thailandia, i gatti e collezionare momenti di vita incredibili!

7 Comments
  1. Un lontano giorno del 2006 o giù di lì un passeggero lasciò una copia della rivista “Il mio Vino” su un sedile di un ATR… dopo 9 anni fra qualche mese aprirò un’enoteca con mia moglie. 🙂
    Un abbraccio

  2. E pensa che qualcuno (una major) manco ce l’ha, il crew food…
    E pensa che ho iniziato questa vita piena di sogni e speranze ed entusiasmo ed energia, ed ora mi ritrovo estenuata e distrutta in balia di una vita che mi uccide. Di noia e di fatigue.
    Ma chi ce lo fa fare, ancora????
    Apriamo tutti un’enoteca e scappiamo.

    1. Ciao Serenella! L’enoteca mi piace un sacco e onestamente dovresti valutare l’idea di farlo sul serio se senti che potrebbe essere un nuovo sogno da coltivare.. la demotivazione colpisce tutti prima o poi, sta a noi stessi capire se è solo un momento di stanca o è ora di posare la spilla alata e spiccare il volo sì, ma verso nuovi orizzonti..! Un abbraccio.

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