Un passeggero speciale: il gatto Mirtillo!

Il protagonista di questa storia non è un passeggero, non è un assistente di volo, non è un pilota, non è nessuno che abbia a che fare con aerei o aeroporti. Anzi, non è neppure una persona. Sì, perché l’attore principale di questo racconto è un gatto!

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È un gatto trovato su un marciapiede di periferia e portato a casa mia per evitare che finisse, come altamente probabile, con un battistrada di pneumatico stampato addosso. Ma io non ho alcuna esperienza con i gatti e dopo un paio di giorni, rifocillato e, soprattutto, dissetato (mamma mia, quant’ha bevuto…), decido di portarlo presso un parco cittadino dove da anni una persona si prende cura dei randagi del quartiere avendo creato delle sorte di cucce e portando ogni giorno da mangiare agli animali. Spiace un po’ lasciare quel gattino piccolo e tenero, ma la mia residenza in appartamento e le mie frequenti assenze da casa rendono impossibile tenerlo con me. Il giorno dopo, infatti, ho un aereo da prendere intorno a ora di pranzo. Passo a fianco al parco di mattina, do un’occhiata attraverso la recinzione sperando di incontrare il gatto e “salutarlo”, ma non lo vedo. «Chissà dov’è finito» mi chiedo; spero stia bene. Sbrigo delle commissioni; muovendomi velocemente in moto nel traffico urbano. Ripasso vicino al parco, volgo nuovamente lo sguardo e…il gattino è lì, è lì che gioca con un ciuffo d’erba secca! Mi fermo di botto, non me la sento di lasciarlo in quel posto. In un attimo penso che è bene portarlo a casa, poi si vedrà come fare. Mi avvicino, lui si nasconde, non so come prenderlo. Poi mi viene in mente di attirarlo con il portachiavi della mia moto che, manco a dirlo, è una strip rossa con la scritta “Remove before flight” di tipico impiego aeronautico.

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Il gatto, a cui ho attribuito nome Mirtillo, ne è incuriosito, esce dal suo rifugio per giocare con l’oggetto che gli appare divertente e io riesco ad afferrarlo. È fatta!…Sì, è fatta…ma adesso come lo porto? Non ho assolutamente modo di trasportarlo in moto, davvero non so come fare. Continuo a tenerlo fra le mani, faccio una telefonata con il cellulare incastrato fra spalla e guancia perché qualcuno venga a prendermi in macchina. Però sta cominciando a esser tardi. Devo ancora chiudere la valigia e andare a prendere il pullman per l’aeroporto. In più devo procurare un minimo di cibo a quest’animale e tornare a recuperare la moto. Riesco a far tutto in fretta, molto in fretta. Il gatto è in casa, con un minimo di elementi per sussistere per i prossimi giorni, ma io devo far presto. Mi dico che stavolta perdo l’aereo. Arrivo in aeroporto che l’imbarco è già iniziato. Sono sudato anche se non fa caldo. Salgo in aereo e…via! Al mio rientro il gatto mi fa trovare la casa piuttosto segnata dalla sua presenza, non tanto nella disposizione degli oggetti, quanto nella…qualità dell’aria. Però ’sto micetto mi fa simpatia; gioca tanto, inizio a comprenderne l’umore e le richieste dal tono dei miagolii, si addormenta accanto alla mia sedia nelle sere che trascorro a scrivere al computer. E la bella notizia è che nel frattempo gli ho trovato casa. Ma per raggiungere la sua nuova abitazione dovrà sobbarcarsi un viaggio in aereo. Ed ecco dunque che per la prima volta consulto i siti delle compagnie di volo per conoscere le disposizioni previste viaggiando con animali al seguito (solo così scoprirò che non tutte consentono il check-in online). Mi imbatto in veterinari e vaccinazioni; scelgo un trasportino che rispetti le misure specificate. Il gatto è docilissimo, proprio non crea problemi, è pulito e ubbidiente, una sorpresa per me che non vi avevo mai avuto a che fare. Riesco a portarlo anche in moto, con il trasportino legato alla zona posteriore della sella e lui sembra addirittura gradire. È il giorno della partenza in direzione della sua nuova dimora. Con me ho il libretto sanitario che attesta che l’animale ha l’età minima per viaggiare tra le nuvole e si è sottoposto ai controlli medici.

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In pullman fa il bravo e in aeroporto è sorprendente per la sua mitezza, tanto che alcuni bimbi incuriositi da questo gattino, lo accarezzano contenti infilando una mano nel trasportino. Salgo a bordo. Mi rendo conto che avere un animale al seguito suscita la curiosità e la simpatia di tanti, soprattutto bimbi e anziani. Sono infatti in tanti a chiedermi come si chiama, qual è la sua età, dove va…Seduto nella penultima fila di sedili non ho nessuno a fianco a me. Il gatto è buono buono, non miagola neppure. Merita proprio che io lo prenda e lo ringrazi con qualche carezza. E sì che mi è stato raccomandato di non tirarlo fuori, ma suvvia, lo tengo ben bene fra le mani, non gli permetto certo di scappar via. Ci mancherebbe che mi renda protagonista di scene da commedia cinematografica! Infatti rimetto Mirtillo dentro il trasportino e simbolicamente gli dico che adesso ha da starsene buono sino all’atterraggio mentre io mi dedico alla lettura, tanto più che mi accorgo che dà qualche piccolo segno di nervosismo, probabilmente scocciato perché da più di due ore costretto nel minuscolo ambiente.

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Passano circa cinque minuti, mi dico che mettere una mano nel trasportino e dare una carezza al gattino può servire a fargli comprendere che non mi sono dimenticato di lui. Apro appena appena la cerniera, metto la mano dentro rimanendo comunque con lo sguardo sulle pagine del libro e…non lo sento…dov’è?…muovo la mano più in fondo ma…non c’è!…Poso il libro di botto, tiro il trasportino a fianco a me, lo apro di colpo dall’alto e…è vuoto!…è vuoto!…dove caspita è Mirtillo?…Mi passo una mano sulla fronte, dico che non può essere vero…il gatto è uscito facendosi largo da una minuscola apertura fra le due zip!…E ora che caspita faccio?…Guardo sotto la mia fila dei sedili, poi sotto quella di fronte…Niente, non c’è!…Qualcuno accanto a me percepisce il mio sguardo teso e preoccupato. Sono gli stessi che poco prima mi hanno sorriso compiaciuti vedendomi alle prese con il gattino. È chiaro che hanno capito il perché della mia faccia evidentemente alterata!…Passano secondi che mi appaiono interminabili. Decido che la soluzione più saggia è…costituirsi. Almeno posso sperare nelle attenuanti. Stringo i denti e premo il pulsante di chiamata all’assistente di volo. È un ragazzo sui venticinque anni, che vedo giungere a passo svelto nella mia direzione. Vorrei che prima che giungesse si materializzasse Mirtillo accanto a me, che io abbia il tempo di ficcarlo nel trasportino prima che quell’uomo mi chieda il motivo della mia chiamata. Potrei allora dirgli che ho sbagliato oppure che ho caldo e che mi occorre un bicchiere d’acqua. E invece no. Devo confessargli che in giro per l’aereo c’è un gatto, il gatto che avevo con me! Una risata si apre sul suo volto. È straniero ma non rinuncia a dirmi che adesso sarà un po’ un problema gestire questa faccenda. Torna vicino alla cabina di pilotaggio, parla con i due colleghi che prima lo guardano straniti e poi ridono. Vedo che i tre si abbassano, si muovono verso destra e sinistra. Ad un certo punto, circa dieci file di sedili davanti a me, un signore anziano scatta in piedi come una molla. Non ho dubbi circa il motivo. Meno male che ride. La gente si sporge verso il corridoio, chiede cosa stia facendo l’equipaggio. Si sparge la voce che in giro c’è un gatto. Mi dico che non posso continuare a rimanere seduto; sono responsabile della vicenda e mi sento quanto meno in obbligo di dare una mano d’aiuto nelle ricerche del gatto. Passo in corridoio desiderando il dono dell’invisibilità. Quando ho quasi raggiunto uno degli assistenti chino sul pavimento, ecco che si alza e sulla mano destra tiene Mirtillo alto come un trofeo appena conquistato. Nelle file attorno applaudono e ridono…Voglio sparire! E l’assistente di volo mi “punisce” tenendo il gatto in mano e accompagnandomi al posto per assicurarsi che questa volta io chiuda il trasportino con il lucchetto. Mi sento un bimbo con le mani sporche di marmellata. Tornando in corridoio mi pare (e probabilmente è vero) di avere addosso gli occhi di tutti, di tutti quei visi sorridenti e compiaciuti, inteneriti e contenti per quel gattino. Mi siedo, devo un po’ riprendermi dalla figuraccia di cui sono stato protagonista. Dopo qualche minuto arriva addirittura una signora a chiedermi se le mostro il gattino. Le rispondo che deve accontentarsi di farlo attraverso le maglie della gabbietta, perché se ’sto gatto scappa di nuovo, il crew mi defenestra sul momento!

Giunti a terra scendo dall’aereo ringraziando il personale di bordo, ma sul pullman interpista sono ancora, mio malgrado, protagonista: in tanti mi chiedono com’è stato possibile che sia scappato, pensano che si sarà spaventato, sorridono e ridono…Ma nessuno pensa a come ho sentito le gambe molli io quando mi sono reso conto della fuga del micio? Mirtillo, ti ho portato a destinazione, adesso hai una casa e un giardino tutti per te…ma dubito tu riuscirai mai a comprendere cosa mi hai fatto passare!

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