"Questa casa non é un albergo!" E questo albergo non è una casa.

Il fatto è che mi sono rotta le scatole di sentire gli amici che vanno in vacanza e commentano il luogo dove hanno dormito. Per qualche oscura ragione, dentro di me sale una voglia matta di dire “già visto!” “già fatto!” e se dicono che era stupendo io so di aver visto di meglio, e se faceva schifo io sicuramente avrò visto qualcosa di più schifoso! Però sto zitta, perché in realtà ho imparato ad evitare questo tipo di dialogo per non apparire presuntuosa.

Quando finalmente arrivo in qualche posto dopo un volo la routine prende possesso delle mie facoltà mentali.

“Dove vi porto?” chiede il taxista

“Chi ha il foglio del briefing?”

“Eccolo qui, via tal dei tali”

E si arriva in Hotel. Tu, assistente di volo, hai un’aria malconcia. La pelle del viso unta, lo chignon spelacchiato ma soprattutto un male ai piedi che ti toglieresti le scarpe davanti a tutti senza ritegno.

Dopo aver ritirato le chiavi (tesserine che si smagnetizzano al solo sguardo o chiavi in ferro battuto richiedente porto d’armi) speri ti consegnino il codice del wifi per fuggire in camera,ma non prima di aver segnato il numero di stanza di tutti su un foglio (la scusa è che il Comandante in caso di variazioni ha bisogno di contattare tutti, nella realtà penso che sia un utile modo per stringere amicizie o fare fughe segrete d’amore).

Finalmente si entra in camera, è il momento dell’ispezione!

MOQUETTE: a volte, purtroppo, esiste. Se è poi di colore verdino, la cosa si fa inquietante. L’arredamento in legno e le tende a fiori concludono una vista che mette tristezza anche a chi fa del “chi si accontenta gode” la sua filosofia di vita.

LETTO: Basterebbe un comodo letto matrimoniale con un materasso degno del nome corredato da cuscini “normali” e  lenzuola pulite. Invece capitano:

-cuscini tubolari lunghi e piccoli che fanno da passatempo notturno: come lo uso? a ‘mo di sciarpa o a strati?

-lettini a rischio caduta. Propongo a questo punto di utilizzare letti ospedalieri dotati di spondine.

-coperte lavate così tante volte da fungere da scrub per la pelle. Girarsi durante la notte diventa un’impresa, si rischia di rimanere incastrati con conseguente cancrena di un arto.

-Coperte a “sacchetto”. Inutile, prima o poi ti scapperà fuori un piede e inizierai ad imprecare.

TELEVISORE: Più è contornato da depliant e telecomandi e più se lo accendi non puoi vedere un cavolo. Tutto a pagamento, però lo trovi acceso col tuo nome quando entri (e devi perdere 10 minuti per capire come spegnerlo): ricordarti come ti chiami è gratis.

-TV di cartone. In uno dei peggiori hotel di Italia si è visto anche questo.

-TV a tubo catodico con lucchetto antiscippo. In Francia forse hanno paura dei ladri di vintage.

BAGNO: Tralasciando il solito problema di non avere il nostro amico bidet, il bagno è per l’assistente di volo un elemento essenziale e assume un’importanza fondamentale. Il problema è che avere un bagno corredato di altare in marmo al posto di un lavandino e water tecnologico con sistema vacuum non sempre è sinonimo di perfezione. Potresti trovarti comunque al cospetto di:

-doccia sputazzona. Mille bottoni, pavimento antiscivolo (ma tanto tu hai addosso le havaianas comprate a Santo Domingo), apri l’acqua e.. all’improvviso affoghi. Un getto di acqua gelida di dubbia provenienza ti sfida, sta a te essere abile a domarlo.

-Specchio rivelatore. Ecco. Corredato di una luce al neon sopra la testa ti ricorda che hai i brufoli, le doppie punte, i baffetti che stanno ricrescendo e… ti rende più grassa. Se riesci a sentirti bella ed impeccabile davanti allo specchio di un hotel, allora puoi andare direttamente a Miss Italia. Vincerai.

-Asciugamani misteriosi. Uno va per terra stile tappetino, uno per la doccia. E per le mani? Ah no, era quello che pensavo fosse per la doccia! Allora che uso per asciugarmi il corpo? Ed ecco li che trovi un accappatoio taglia XXXXXXXXXXXXXL. Una volta che lo avrai indossato ti asciugherai, ma non ne uscirai facilmente.

-Phon. Chiamarlo asciugacapelli è scorretto. E’ un tubo che soffia aria tiepida alla potenza di 1 (UNO) watt. Posto di solito a destra dello specchio risulta inutilizzabile al mancino, perché rischia di mangiarsi il tubo mentre prova a dirigersi l’aria sulla testa. Durante l’uso si accenderà e spegnerà circa 10 volte, provocandovi un esaurimento nervoso e i capelli piacevolmente arruffati.

-Vanity Set & Friends. Non servono per lavarsi, sai bene che se li usi sui capelli uscirai dalla doccia con i rasta, ma servono per essere messi in valigia e portati via (non si sa mai, pensi, potrebbero essere utili) ma poi non li usi mai e a casa hai un cassetto dove conservi pezzi storici dell’hotel Europa scaduti nel 1955. Personalmente uso solo le cuffie di plastica e il sapone, ma ammetto di essere una ladra di saponcini anche io.

CLIMATIZZATORE: Hanno inventato una nuova laurea in ingegneria per imparare ad utilizzare i comandi di questi aggeggi infernali. Hanno dei simboli: cristallino di neve e una fiamma. Che vuol dire?  Facciamo un esempio, la fiamma: a rigore di logica la fiamma indica che hai freddo e che se la selezioni si accenderanno i riscaldamenti. Ma a volte è il contrario. Fiamma in certi hotel significa che hai caldo! Che confusione! Infine dopo 6 ore di esperimenti dove sei andato in ipotermia e sei svenuto per un colpo di calore, riesci a farlo funzionare. Finchè apri la finestra per non so quale motivo e si spegne tutto. Perdi un turno e non passi per il via.

TELEFONO: Devi chiamare una collega perchè ti si sono smagliate le calze e hai dimenticato a casa lo smalto trasparente. Come si usa? E’ semplice. Per chiamare la stanza, che ne so, 104, devi alzare la cornetta, premere asterisco, comporre il 9, poi parte una voce che parla cirillico e non capisci, allora componi 1-0-4- e cade la linea, riattacchi, riprovi, forse dovevi schiacciare lo zero, che casino, uso whatsapp.

DONNE DELLE PULIZIE: Eppure tu hai messo fuori il cartello “NON DISTURBARE”, ma loro devono pulire. Come si fa? Allora iniziano a bussare. Tu le ignori. Allora ci riprovano poco dopo. Tu sbuffi e fai finta di nulla. Alla fine, entrano! E con l’espressione del terrore ti dicono: “ODDIO! SCUSI! NON PENSAVO NON SAPEVO!” Ti passa il sonno e scendi a colazione. Finita la colazione, sali per andare alla toilette e.. la tua camera è stata assalita. Prega di trovare un bagno libero giù nella hall.

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Ritrovamento in un hotel di Parma: ma che gestacci fai?!?

ATTACCAPANNI: Ditemi voi, io non sopporto quelli con il gancio incorporato all’asta che devi sganciare per appendere qualcosa (a meno che tu non sia alto due metri). Per riporre l’uniforme ci si impiega una buona mezz’ora.

COLAZIONE: Gli equipaggi alla mattina sono affamati! Trovare una colazione deludente è sinonimo di “inizio giornata pessimo”. Ho visto colazioni che mi hanno invogliato a dire “non vedo l’ora di essere a bordo che mi sparo un caffè solubile e degli snacks”.

Personalmente faccio parte della categoria “salato e caffè americano”. All’estero quindi non incontro problemi, ma in Italia è un incubo in alcuni hotel. Non a tutti piace il cornetto e il cappuccino, ma per non sembrare scortese e non avere un calo di zuccheri me li faccio andare bene. A patto che non siano quelli scongelati. Accompagnati da il succo di frutta “sintetico”. Bleah.

In una sala colazioni a buffet si possono fare strani incontri.

-Dipendente appostato all’ingresso: ti chiede “Posso avere il suo numero di stanza?” “Certo” rispondi, “il mio numero è… è… hem… ma a dire il vero nemmeno so in che città mi trovo”.

-Posate, piatti e bicchieri: “Dove hai preso quel cucchiaino?” “Perché tu hai la tazza grande e io ho trovato solo la tazzina?” Questi sono i dialoghi di prima mattina di un equipaggio a colazione. Non ho ancora capito se sono rintronati i naviganti o se effettivamente spesso nella sala colazioni dispongono le cose senza una logica.

-Macchinetta del caffè: Dopo svariati esperimenti sei finalmente riuscito a creare la tua brodaglia calda simile ad una bevanda, spargendo liquido sul piattino, sulle tue mani e avendo creato un’imbarazzante coda dietro di te quando arriva un cameriere e ti dice: “posso portarle qualcosa da bere dal bar?” a quel punto ti chiedi: perché allora avete messo la macchinetta?

Finalmente si riparte. La valigia da richiudere, una nuova penna nel taschino con scritto Hotel Qualcosa, un nuovo giorno di lavoro e una sensazione di libertà.

Ci sono hotel che non dimenticherò mai, per esempio il più costoso (Ginevra, 1300 euro a camera, paperetta di gomma nella vasca idromassaggio), oppure il più brutto (Troyes, Motel per camionisti sulla provinciale); quello che pareva un sogno (Maldive, camera “Overwater”), quello col letto che pare di dormire su una nuvola (Fiumicino), oppure quello dove in stanza si soffocava di caldo anche in gennaio (Torino).

Poi ci sono gli hotel che ho dimenticato, ma in ogni caso, in ognuno di essi sento di aver lasciato un pezzetto di me, dove ho riposato, riso, imprecato, pianto, mangiato: in una parola vissuto.

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maditerraodivolo

Ciao, sono Giulietta! Assistente di Volo, Blogger e Travel Vlogger, amo scrivere della mia professione, aiutare le persone a far decollare la propria carriera come Assistente di Volo e creo video delle mie avventure di viaggio. Amo la Thailandia, i gatti e collezionare momenti di vita incredibili!

8 Comments
  1. Ovviamente non frequento gli hotel così tanto come un’assistente di volo, ma il mio lavoro mi porta a fare almeno quattro o cinque notti in hotel al mese, e quindi anche io ho qualche esperienza in merito.
    Per questo ho riso quando ho riconosciuto nel tuo post tante cose già viste e vissute ogni volta.
    Mi sono in particolare sentito sollevato nel leggere che non sono il solo a capire come si aziona (o come si spegne) l’aria condizionata in camera, e non sono il solo a girare con l’occhio a palla fra i banchi del buffet della prima colazione cercando qualcosa… che ho regolarmente davanti agli occhi, o peggio fa parte della dotazione al tavolo.
    Di tutto quello che hai elencato, mi manca solo la televisione di cartone (e io che pensavo che gli equipaggi fossero sempre ospitati negli hotel migliori…).
    E mi viene da pensare che sia una peculiarità degli hotel torinesi quella di farti morire di caldo. A meno che non siamo stati nello stesso hotel!

    1. Ciao.
      La cosa della TV di cartone è reale, ma l’hotel è stato prenotato per sbaglio. O meglio, si doveva fare una sosta in una città che di solito non fa parte dei voli diciamo di routine, e quindi vuoi la fretta dei ragazzi dell’ufficio o vuoi la pubblicità ingannevole hanno prenotato questo postaccio. Io personalmente non ero presente, ma vi ha dormito la mia collega Engi, che mi ha chiamata dicendomi: non hai idea: Abbiamo la TV di cartone (sono quelle che usano nei negozi di arredamento per far scena). A far da contorno a quella vi era una finestra con vista discarica e il Comandante aveva all’ingresso un muro: per passare tra la porta e il letto doveva letteralmente strisciare. Ovviamente è stato un errore, di solito abbiamo alberghi molto più carini, ma a volte capitano anche questi. 🙂 grazie per aver scritto. Anzi se ti capita qualcosa di strano possiamo aggiungerlo qui e farci due risate! Un abbraccio a presto!

      1. Aderisco a questo invito, ti aggiornerò con le mie esperienze alberghiere.
        MI è venuta in mente una cosa inquietante che avevo visto in un hotel romano (e ne avevo parlato sul mio blogghino qui: http://paperisinasce.wordpress.com/2010/02/04/country-hotel/ ).
        E avevo parlato di hotel (credo che sia un’esperienza condivisibile) anche qui: http://paperisinasce.wordpress.com/2008/08/20/italiani-in-hotel/
        Così, giusto per confrontare le nostre esperienze… e farmi un po’ di pubblicità! 😉

  2. non so se siete mai stati in giappone!!! ricordo che la prima volta ho impiegato 30 minuti per capire come funzionasse la pulsantiera del wc ipertecnologico…beh oltre allo scarico…il bidet incorporato..pulsante per fronte..pulsante per retro…pulsante per far variare intensità dell acqua…pulsante per temperatura acqua …pulsante scalda sedile…low medium high ( le uniche tre parole scritte in inglese )…il wc ha anche una lucina notturna incorporata…serve da guida a noi uomini per non accendere la luce… Sono diabolici…
    Leggevo dei cuscini…beh sono a Cape Town ora abbracciato ad un cuscino tubolare con la coperta a sacco… per fortuna 1. e’ estate 2. l aggeggio del clima è tra i più semplici in assoluto…on – off …velocità 1-2-3 e rotella temperatura 🙂
    Un termostato clima che ho trovato in una camera ad Istambul pareva il FAP…per cercare di capire come funzionasse ( tutto in turco ovviamente ) ho impiegato 2 ore…alla fine l’ho spento e ho scaldato la camera con Phon e bevuto un tè caldo …

  3. Ciao Perry!
    Hai proprio ragione…si potrebbe fare un saggio sul WC giapponese… e in effetti a noi occidentali dovrebbero fornire un libretto d’istruzioni…la prima volta che sono andata in Giappone ero con due amici in vacanza e ci siamo divertiti come matti appena abbiamo scoperto i loro WC!!! Geniale 😉 tutti quei pulsantini da provare…ricordo quello dedicato alle donne era di colore rosa mentre quello per i maschietti era di colore azzurro!!! ma ne vogliamo parlare???
    A proposito..una chicca..a casa dei giapponesi ho visto anche la tavoletta e la ciambella in tessuto morbidoso…(!!! ) inoltre è sagomata (praticamente un vero e proprio trattato di ergonomia. Confort assoluto!) Stavo dimenticando la cosa più sconvolgente che ho visto: la ciambella ed il coperchio giapponesi sono “ammortizzati”, se li lasciate “cadere”, questi scenderanno molto dolcemente con rallentamento finale, non producendo alcun suono nel contatto con la ceramica. Yuppi!!!

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